selfie

Selfie di Will Storr è un libro che tratta della percezione di sè, del "self" della propria identità, dell'io, e come esso sia stato nell'occidente influenzato dalla cultura a partire fin dagli antichi greci ed il loro concetto di Kagalokatia.

Esiste un solo self? Una sola identità ? Quanta influenza ha la genetica? Quanta la cultura? Siamo consci delle cose che ci influenzano, siamo veramente liberi di essere noi stessi o il nostro io è plasmato da tante cose che neanche sappiamo esistere?

Questa è una mia lunga riflessione dopo aver concluso la lettura del libro.

Fino all'ultimo capitolo l'ho trovato un libro discreto con un paio di spunti bellissimi.

L'ultimo capitolo... È forse una delle cose più stimolanti che ho letto negli ultimi anni, forse solo Behave di Sapolsky mi ha dato delle sensazioni di adrenalina, direi quasi goduria mentale, durante lettura, comparabili.

Posso dire dopo questa lettura di essere sempre più convinto di alcune idee che ho maturato negli ultimi anni, e chi mi hanno enormemente aiutato nell'aumentare enormemente la serenità e felicità nella mia vita di tutti i giorni e ridurre al minimo ansie e sensazioni negative.

E non posso non notare sempre più quanto Bruce Lee fosse avanti perché molte delle idee emergenti che sto ritrovando sempre più in varie letture basate sulle scienze moderne erano già in parte presenti in quello che scriveva quasi 60 anni fa.

L'individuo al centro di tutto

Nel libro l'autore traendo ad ampie mani da fonti scientifiche, storiche ed interviste ad esperti, scienziati e psicologi ripercorre la storia del "self" dell'io, dell'identità, e di come si è sviluppata nell'occidente a partire dagli antichi greci fino alla moderna Silicon Valley.

Mostra come (e personalmente sono totalmente d'accordo) nell'occidente ed a partire proprio dagli antichi filosofi greci, si è sviluppata la cultura dell'individualismo, intesa come mettere l'individuo al centro, la libertà di esso di potersi autodeterminare, essere padrone della propria vita, poter fare ogni cosa armato della propria volontà, e vedere la società come un insieme di singoli individui.

In opposizione con un cultura più orientale dove storicamente ha predominato un concetto più collettivista della società e dell'io, dove le persone sono tutte collegate tra di loro ed ingranaggi fondamentali della macchina sociale più che singoli individui liberi (infatti ancora oggi nelle culture orientali il giudizio dalla comunità derivanti anche in cose come senso dell'onero della responsabilità etc sono preponderanti ed un sacco di casi di suicidio, depressione etc hanno radice nel senso di rifiuto, disonore o di aver deluso la società, famiglia, azienda etc).

Basta crederci

Nella seconda parte del novecento e poi fino ad oggi, in occidente si è sempre più diffuso il concetto che il singolo individuo nasca come una "tabula rasa" dal potenziale illimitato e che può con le proprie azioni autodeterminarsi nel raggiungimento di ogni cosa.

A questo concetto quindi si è subito legato quello di "meritocrazia" sfociante poi in quello di "competizione".

Se tutti partiamo alla pari ed abbiamo lo stesso potenziale alla nascita in quanto esseri umani, quello che faremo in vita, dove arriveremo, i nostri successi ed i nostri fallimenti, dipenderanno solo da noi.

Sia i meriti dei successi che le colpe dei nostri fallimenti saranno solo sulle nostre spalle.

E' indubbio che questo pensiero sia il più diffuso da noi in occidente.

"Non ci hai creduto abbastanza, non ti sei impegnato, è colpa tua!"

"Si è impegnato, è tutto frutto del suo lavoro, se lo merita!"

"Da grande potrai fare tutto ciò che vuoi, dei solo crederci!"

Sono frasi cardine nella nostra cultura.

In particolare i nati dopo gli anni 70 sono stati cresciuti a botte di "da grande puoi fare tutto, come sei bravo, che talento" con voti inflazionati a scuola, bocciature proprio in casi limite, medagliette anche per gli ultimi posti nelle competizioni sportive e premi di consolazione vari, per non "traumatizzare" i bambini e alzargli l'autostima.

La filosofia del "siamo tutti uguali, sono le nostre azioni ed impegno che determinano successi e fallimenti" è anche alla base del sistema economico moderno, fatto di competizione totale e dove chi arriva al top è ritenuto farlo per suo merito, chi rimane in basso è per sua colpa.

Ma è giusto tutto ciò?

L'illusione della tabula rasa

Anche nel libro è spiegato come Genetica, Neuroscienza e Psicologia ci dicono con sempre più evidenze come, tanto quanto tratti fisici come altezza, colore dei capelli ed occhi etc, anche le caratteristiche psicologiche, come tendenza all'ansia, ottimismo, pessimismo, introversione, estroversione, carisma, capacità logiche, matematiche, artistiche, empatia, neuroticismo etc, siano largamente influenzate dalla genetica e poi modulate dall'ambiente e dalle esperienze.

La modulazione dell'ambiente e delle esperienze avviene soprattutto in infanzia ed adolescenza, ciò significa che praticamente quando una persona diventa adulta e matura ha avuto quasi zero controllo e zero libero arbitrio nel diventare quella che è, non avendo potuto scegliere nè DNA nè famiglia nè ambiente in cui crescere.

E' proprio per questi fattori che ad esempio tra gli altri Sapolsky e Sam Harris (neuroscienziati biologi) sostengono che in realtà il libero arbitrio come comunemente inteso, non esista.

Non siamo gli autori di ciò che siamo, e non siamo di conseguenza reali padroni delle nostre vite ed azioni.

Il fatto che partiamo tutti alla parti, che possiamo fare tutto quello che vogliamo, che impegnandoci nulla ci è precluso, è la più grande bugia che ci è stata raccontata, la più grande illusione.

Illusione - Aspettative e la dura realtà

Noterete a questo punto che c'è un grossissimo conflitto :

Cultura occidentale basata sul totale libero arbitrio, concetto che tutti partiamo con lo stesso potenziale e conseguente valore supremo di meritocrazia e competizione, che si scontra con la realtà biologica che ci dice che in realtà partiamo tutti con un potenziale diverso, in alcuni casi anche con differenze enormi ed estreme, che non siamo padroni delle nostre scelte ed ambiente nella fase cruciale della vita in cui ci plasmano, e che di conseguenza non abbiamo veramente libero arbitrio e i nostri successi e nostri fallimenti sono imputabili a noi stessi e la nostra volontà molto, molto meno di quanto si creda.

Questo conflitto tra aspettative ed illusioni che si scontrano con la realtà dei fatti, è alla base di molti problemi relativi ad insoddisfazione, depressione, stress cronico, ultra competitività, esplosi negli ultimi anni in occidente.

Ti hanno detto per tutta la vita che sei padrone delle tue azioni e del tuo fato, che devi solo impegnarti e lavorare un pò più duramente degli altri.

Quindi cerchi di essere sempre competitivo, ci provi sempre di più, quando ti scontri con i tuoi limiti biologici ti convinci che è colpa tua, non ci stai provando abbastanza, devi lavorare un pò di più, impegnarti un pò di più.

I social media ci hanno dato la possibilità di osservare tutto e tutti, quindi il paragone con quelli "di successo" è perenne, e ti convinci che loro si impegnano un pò di più e tu no, ti dai le colpe, ed allo stesso tempo se hai successo (o fingi di averlo) sei sempre in ansia di perdere questo tuo status sia verso te stesso che agli occhi altrui, e quindi ti stressi per mantenerlo a tutti i costi.

In realtà probabilmente le tue colpe ed i tuoi meriti sono molto, molto minori di quanto credi, e questo poi potrebbe portare a riflessioni sul sistema economico e se i meno fortunati debbano essere aiutati o si debba lasciare alla selezione naturale fare il suo corso sublimando la competizione.

Lasciate ogni speranza... anzi no!

Citando l'autore però, in conclusione di questo post :

Questo non deve essere preso con un messaggio di disperazione, di annullamento della speranza, ma anzi deve avere un valore positivo, di liberazione.

Quando si accetta e si capisce che non siamo davvero così padroni della nostra vita, possiamo smettere di darci tante colpe, di odiarci, di sentirci sbagliati ed in difetto, di lottare contro l'impossibile.

Accettare che non abbiamo controllo su tantissime cose, che non possiamo sempre competere con tutti ed in tutto, che dobbiamo accettare quello che siamo a grandi linee (che non esclude assolutamente però cercare di migliorarci a 360° nei limiti delle nostre possibilità che a seconda dei casi possono essere più o meno grandi) e accettare anche le situazioni e non volerle per forza cambiare, può essere veramente liberatorio nonchè un toccasana per la propria autostima e per la propria identità.

Smettere di temere il giudizio prima di noi stessi, poi degli altri e della società, smettere di credersi dei falliti paragonando l'illusione del "puoi tutto" con la dura realtà che ci pone dei limiti, ed iniziare a vivere il presente sereni.

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