felicità jonathan haidt

Ho finito di leggere "The Happiness Hypothesis" di Jonathan Haidt.

L'autore è uno psicologo, laureato anche in filosofia.

Il libro mi è piaciuto davvero molto ed essenzialmente affronta il tema della ricerca della felicità da tantissimi punti di vista.

Il senso della vita, qual è la fonte della felicità, cosa condiziona la felicità, quanto e come gli affetti, le relazioni, il lavoro, l'amore, lo scopo, la comunità, la religione, la tradizione, la libertà, le possibilità di scelta o mancanza di essa... influenzano la felicità e la qualità della vita.

Analisi molto approfondita, arricchita da citazioni e approfondimenti su culture, religioni, tradizioni e filosofie antiche che si ponevano a modo loro le stesse domande.

Ricco di spunti di riflessione, grande rigore scientifico (il libro è del 2008, e ci ho ritrovato riportati molti studi, fonti bibliografiche ed aneddoti che sono presenti anche in libri più recenti ad esempio quelli di Harari e di Sapolsky) ma grande visione olistica da più punti di vista, creando un'armonia tra la parte scientifica, quella filosofica, quella psicologica e quella culturale delle domande a cui l'autore prove a rispondere.0

(Approccio molto raro da trovare, perchè in generale gli esperti tendono ad esaltare il proprio ramo di specializzazione e sminuire gli altri punti di vista ed approcci.)

Scrittura leggera, abbastanza semplice e scorrevole, piacevole da leggere, diviso in paragrafi e capitoli abbastanza brevi che rendono la lettura molto scorrevole.

In definitiva, un libro che consiglio caldamente se si è interessati all'argomento.

Qui il link del libro in italiano :

Di seguito riporto alcuni estratti che mi hanno particolarmente colpito e voglio condividere 


Lo sport è per la guerra quello che la pornografia è per il sesso, tutti abbiamo bisogno di esercitare ogni tanto i nostri istinti più primordiali


Dalle conclusioni dei report più diffusi effettuati dallo psicologo Ed Diener si evince che in ogni paese, negli strati sociali più bassi e poveri oggettivamente i soldi possono comprare la felicità : le persone che devono preoccuparsi ogni giorno di procurarsi del cibo e un riparo riportano un benessere significativamente più basso di chi non ha queste preoccupazioni.

Ma una volta che si è liberi dai bisogni basilari e si entra nella classe media, la relazione tra ricchezza e felicità diventa più piccola.

I ricchi sono in media più felici della classe media, ma solo di poco, e parte di questa relazione è una correlazione inversa :

Le persone felici si arricchiscono più velocemente (e si sposano più velocemente) perchè sono più appetibili al prossimo (come datori di lavoro o potenziali sposi) e anche perchè le loro più frequenti emozioni positive li aiutano a impegnarsi nei progetti, lavorare duro, ed investire nel loro futuro.

La ricchezza in se per se ha un un effetto diretto piccolo sulla felicità perchè in effetti non fa altro che aumentare la velocità del tappeto edonistico.

Per esempio, il livello di ricchezza medio è raddoppiato o triplicato negli ultimi 50 anni in molte nazioni industrializzate, i livelli di felicità e soddisfazione invece non sono cambiati, e la depressione è diventata molto più comune.

Grossi incrementi nel PIL hanno portato miglioramenti nei comfort della vita - case più grandi, più automobili, televisioni, pranzi al ristorante, una vita più longeva e salutare - ma questi miglioramenti sono diventati i nuovi standard di vita;

ci siamo adattati a tutto e tutto è dato per scontato, e di conseguenza ciò non è più qualcosa che rende le persone più felici o soddisfatte


Quando combiniamo il principio dell'adattamento con la scoperta che il livello medio della felicità delle persone è altamente ereditabile (geneticamente) non possiamo che giungere ad una conclusione : nel lungo periodo conta poco cosa ci succede.

Buona o cattiva sorte, torneremo sempre al nostro setpoint di felicità - il livello standard di felicità del nostro cervello - che è largamente determinato dai nostri geni.

Se è così allora siamo tutti bloccati in quello che è stato chiamato "il tappeto edonistico".

Su un tappeto in palestra, puoi aumentare la velocità quanto vuoi ma resti sempre allo stesso posto.

Nella vita puoi lavorare duramente ed accumulare ricchezze e concubine quanto vuoi ma non puoi andare oltre.

Le ricchezze che accumuli non faranno altro che innalzare le tue aspettative e riportarti al punto di partenza.

Eppure, non realizzando la futilità dei nostri sforzi continuiamo a impegnarci e faticare per fare cose che speriamo ci aiutino a vincere il gioco della vita.

Vogliamo sempre di più di ciò che abbiamo, corriamo e corriamo, come criceti nella ruota.


Quando si tratta di personalità, è sempre vero che la natura (genetica) e le esperienze (epigenetica) lavorano insieme.

Ma è anche vero che la natura gioca un ruolo molto più

grande di quanto le persone realizzino.

Consideriamo le sorelle gemelle omozigoti Daphne e Barbara.

Cresciute fuori Londra entrambe hanno lasciato la scuola a 14anni, hanno lavorato per il governo locale, incontrato i loro futuri mariti a 16 anni ad un evento di danza della città locale, vissuto un aborto spontaneo allo stesso tempo, e poi dato i natali a due maschietti ed una femminuccia.

Era spaventate da molte delle stesse cose (sangue ed altezze) e esibivano abitudini inusuali (entrambe bevevano il caffè freddo, svilupparono l’abitudine di schiacciarsi il naso con il palmo della mano).

Nulla di tutto ciò dovrebbe sorprenderti, finchè non ti viene detto che Daphne e Barbara sono state adottate da due famiglie diverse da infanti, non si sono mai conosciute fino ai 40anni.

Quando alla fine si sono incontrate, vestivano in modo quasi identico.

Questo tipo di coincidenze sono molto comuni in gemelli omozigoti separati alla nascita, non lo sono invece in gemelli eterozigoti analogamente separati.

Su praticamente ogni caratteristica che è stata studiata, i gemelli omozigoti (che condividono tutti i loro geni e spendono gli stessi 9 mesi nello stesso utero) sono più simili dei gemelli eterozigoti dello stesso sesso (che condividono solo metà dei loro geni e passano gli stessi 9 mesi nello stesso utero).

Questi risultati significano che i geni danno almeno qualche contribuito a ogni caratteristica.

Che si tratti di intelligenza, estroversione, timore, religiosità, allineamento politico, gusto per il jazz, o odio per i cibi piccanti... i gemelli omozigoti sono più simili degli eterozigoti e lo sono lo stesso anche se vengono separati alla nascita.

I geni non sono istruzioni che specificano la struttura di una persona, è meglio pensarli come una ricetta per produrre una persona in molti anni.

Poichè i gemelli omozigoti sono creati dalla stessa ricetta, i loro cervelli finiscono per essere molto simili (anche se non totalmente identici) e questi cervelli simili producono molti degli stessi comportamenti idiosincratici.

I gemelli eterozigoti non finiscono per essere simili tra loro al 50%, finiscono per avere cervelli radicalmente diversi e quindi personalità totalmente diverse – quasi diverse come quelle di persone non imparentate.

Gli studi sui gemelli mostrano come dal 50 al 80% della variazione tra le persone nei loro livelli medi di felicità sia spiegabile da differenze genetiche più che differenze nelle esperienze di vita.


Il piacere derivato dall’ottenere quello che si vuole è spesso flebile. Sogni di avere una promozione, essere accettato in una scuola prestigiosa, o finire un grande progetto.

Lavori ogni giorno per ore, immaginando quanto sarai felice una volta raggiunto l’obiettivo.

Otteni il successo e se sei  fortunato ne consegue un’ora, forse un giorno di euforia... in particolare se il successo è inaspettato e c’è stato un momento preciso in cui hai relizzato di averlo ottenuto.

Più tipicamente, non otteni alcuna euforia.

Quando il successo  è ritenuto sempre più probabile, e qualche evento finale non fa altro che confermare quello che già ti aspettavi, la sensazione è più quella di un sollievo che non di piacere.

Da un punto di vista evoluzionistico ha senso.

Gli animali hanno una scarica di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, quando fanno qualcosa che li avvicina ai loro interessi evoluzionistici e li fa progredire nel gioco della vita.

Il cibo ed il sesso danno piacere, e questo piacere serve come rinforzo (in termini comportamentali) a motivare successivi sforzi per trovare più cibo e più sesso.

Per gli umani è un pò più complesso, gli umani vincono il gioco della vita ottenendo status di alto livello ed una buona reputazione, coltivando amicizie, trovando il miglior partener, accumulando risorse, e preparando i figli ad avere lo stesso successo se non maggiore.

Le persone hanno tanti obiettivi diversi e quindi molte fonti di piacere.

Potresti pensare di ricevere una forte e duratura scarica di dopamina non appena ottieni il successo in qualcosa. Ma qui entra in gioco il trabocchetto del reinforzo : funziona solo quando accade dopo pochi secondi, non minuti ed ore.

Prova ad allenare il tuo cane dandogli la ricompensa 10 minuto dopo che ti ha riportato il bastone... semplicemente non funziona.

Poniti qualsiasi obiettivo tu voglia, la maggior parte del piacere sarà distribuito nei piccoli singoli passi che ti avvicinano ad esso.

Il momento finale del successo non è spesso più eccitante del togliersi un pesante zaino dalle spalle alla fine di una lunga scalata di montagna... se vai a scalare solo per quella sensazione sei uno sciocco.

Eppure le persone fanno proprio questo molto spesso.

Lavorano duro su qualcosa e si aspettano una qualche sorta di euforia particolare alla fine... ma quando ottengono il successo e scoprono di ottenere solo un piacere moderato e di breve durata, si chiedono :

“E’ tutto qui?” E svalutano ciò che hanno conseguito come l’inseguire il vento.

Chiamiamo questo il “principio del progesso”.

Il piacere deriva più dal fare dei progressi verso un obiettivo che non dall’ottenerlo.

Shakespeare l’ha capito benissimo dicendo : “Le cose ottenute sono ormai passate, la gioia risiede nel fare.”

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