fisioterapia

Intervista al fisioterapista Marco Segina, che ha grande esperienza con gli atleti di tutti tipi e collabora tra gli altri con la Triestina Calcio, responsabile della sez. ortopedica del poliambulatorio fisiosan (con sede a trieste e a muggia) 22000 trattamenti all'anno circa su pazienti affetti da varie patologie muscoloscheletriche - Titolare e amministratore della palestra Fitlab ad Aquilinia (ts), amministratore della polisportiva Venezia giulia.

Abbiamo parlato di fisioterapia in generale e pratica evidence based, prevenzione e trattamento degli infortuni e il ruolo dell'allenamento nell'insorgenza di problemi articolari e muscolari.

Ciao Marco e grazie della disponibilità!

Quali sono stati i tuoi percorsi formativi e lavorativi fino ad oggi ?

Grazie a te, il mio percorso formativo è lungo, se ci fermiamo al percorso accademico posso dirti he ho una laurea in Fisioerapia, Ma il contorno secondo me ha fatto la differenza,

mi spiego meglio, parto come Perito Termotecnico, prima di iniziare fisioterapia già mi allenavo, facevo da circa 10 anni sport agonistici (arrampicata, canoa e canottaggio).

Le superiori (l’istituto tecnico) mi hanno dato la mente tecnica, la capacità di analizzare dal punto di vista fisico e meccanico gli argomenti che più mi hanno appassionato anche in Fisioterapia.

Già nel 2002 diventavo istruttore di sala pesi e personal trainer, ma senza mai praticare.

Poi arriva la laurea in Fisioterapia nel 2008, e in questi 10 anni che sono seguiti ho svolto una cinquantina di corsi post-laurea di perfezionamento in Terapia manuale, diagnosi e terapia meccanica specializzandomi su colonna vertebrale e fisioterapia ortopedica.

In questi anni ho seguito migliaia di persone e svariate centinaia di atleti, molti anche di elite (atleti olimpici, atleti di serie A di diversi sport, dalla pallamano, alla pallanuoto ecc) nel calcio ora con il mio staff seguiamo la Triestina (serie C) rinata finalmente dopo anni bui, scorso anno li abbiamo assistiti nell’impresa di rinascita passando ai playoff da serie D a serie C.

Da quest’anno siamo anche la fisioterapia ufficiale del Venjulia Rugby Trieste (Campionato di serie C nazionale).

 Come consideri attualmente il mondo della fisioterapia italiano? Lo trovi sufficientemente “evidence-based” o ancora troppo legato a tradizioni e modus operandi non basati su evidenze ?

Il problema EBM o no, è un problema che non riguarda solo la Fisioterapia e comunque non riguarda solo l’italia.

Mi confronto spesso con molti collegi di nazionalità diverse e vedo che piu o meno in ogni paese di sono differenze socio culturali che determinano una moda o il fatto che una tecnica venga usata piu o meno, non  sempre basandosi sull EBM.

Il problema dell’italia nasce da quello che offre il SSN, che non è EBM in fisioterapia vengono prescritte spesso terapie del tutto inefficaci o addiruttura dimostratesi INUTILI.

Un conto è prescrivere qualcosa di cui non si sa con certezza se funzioni o meno, diverso è prescrivere qualcosa che SI SA NON FUNZIONA su una determinata patologia.

Il privato se vuole sopravvivere alla concorrenza anche degli abusivi DEVE essere efficace e efficiente, indi tenta di aggiornarsi il piu possibile… quando nel pubblico avverrà questo allora potrò dire che la fisioterapia cosi come la medicina in generale farà un grande passo in avanti.

Comunque il discorso è ampio, non vorrei che passasse il messaggio errato che tutta la fisioterapia in pubblico fa schifo eh, ci sono grandi professionisti anche in ospedale o in centri privati-convenzionati ma se guardiamo le terapie che vengono erogate … qualche dubbio dovrebbe sorgere.

Qual è la tua visione sulle terapie “strumentali” (Laser, Magneto, Tecar etc) ? Credi ve ne sia un abuso, e dovrebbero essere implementati maggiormente approcci “attivi” cioè veri e propri allenamenti e condizionamenti riabilitativi e preventivi ?

Io sono un grande sostenitore, da sempre, dell’esercizio fisico come cura, il primo farmaco che dovrebbe esser prescritto è l’esercizio fisico fatto con criterio da professionisti specializzati/abilitati per farlo.

Collaboro e nel nostro centro lavorano anche laureati in SM e questo dà un grande arricchimento reciproco alle due figure.

Detto cio voglio però dire che le terapie fisiche, specie in fase acuta o su determinate condizioni sono degli strumenti utilissimi…

Mi riferisco in particolare al laser ad alta potenza, la tecar (come antiedemigeno, drenante) e le onde d’urto in particolare.

Nel caso di problemi che si cronicizzano, superata la fase acuta ed entrati nella fase cronica, quale credi sia l’approccio migliore? Molte persone, a volte anche mal consigliate, continuano ad insistere sul riposo totale ed utilizzo di antidolorici e anti infiammatori. Credi che il riposo sia sempre fondamentale, o passate la fase acuta sia necessario un approccio più attivo, con riabilitazione e condizionamento dei tessuti vero e proprio?

Beh dovremmo innanzitutto distinguere un minimo le cause di questo dolore cronico.

Se si tratta di un mal di schiena, ti posso dire che il riposo non è mai una cura.. è stato ampiamente dimostrato che piu la persona cerca di tenersi attiva e prima esce dalla fase dolorosa.

Se parliamo di esiti di traumi importanti, fratture – lussazioni, in alcuni casi il riposo è d’obbligo per determinate tempistiche.

Se entriamo nel campo dei dolori di origine degenerativa, il riposo non è una soluzione, è una soluzione un carico proporzionato e una programmazione di esercizi mirata.

 Per quella che è la tua esperienza, quali sono le cause principali degli infortuni che colpiscono gli sportivi ?

Questa domanda meriterebbe un intervista a se, in quanto ogni sport ha le sue casistiche ed infortuni tipici. Primo grande distinguo da fare: Sport di situazione o meno.

Negli sport da contatto /combattimento ci sono traumi spesso imprevedibili e la casistica si distribuisce equamente tra arti superiori-inferiori.

Negli sport dove il contrasto non è presente (corsa, atletica, arrampicata) gli infortuni sono prevalentemente di tipo muscolare, e qui vi sono due fattori fondamentali a determinarne l’insorgenza: la preparazione atletica svolta e la genetica. Una cattiva genetica puo essere in parte compesata con una attenta preparazione atletica preventiva. Se ce una scarsa preparazione atletica sicuramente quelli che si infortunano meno sono quelli più “geneticamente” fortunati.

C’è una predisposizione genetica per i problemi di tendiniti e tendinosi (così come altri problemi articolari), ma credi che questa abbia statisticamente un peso importante, oppure la stragrande maggioranza dei problemi soprattutto in sportivi non da sport da contatto e traumatici (quindi frequentatori di palestra, pesisti, culturisti etc.) sia legato soprattutto ad un’errata programmazione dell’allenamento e della scelta degli esercizi?

Se potessimo avere la certezza di analizzare soltanto atleti di pari qualità genetica, credo che la programmazione, la tecnica ed il tipo di esercizio contino moltissimo.

Purtroppo siamo ancora lontani da poter leggere studi di questo tipo per cui ti riporto la mia esperienza: Ci sono atleti con mille problemi ricorrenti che una volta rivista completamente tipologia di allenamento, carichi, gesto tecnico risolvono i loro problemi.. e parlo anche di atleti di elite.

Quali credi siano i più grandi miti che ancora persistono nell’ambito della fisioterapia?

Beh, lo streching senza un motivo preciso, e alcune terapie fisiche assolutamente datate che però continuano a esser prescritte da alcuni specialisti (vedi le correnti diadinamiche, la tense cc) che non sono altro che terapie palliative spesso meno efficaci di una tachipirina in senso antalgico.

Quali credi invece siano i più grandi miti che ancora persistono nell’ambito dell’allenamento?

Credo e vedo che uno dei miti che persiste sia quello del “di più è meglio” cercare di usare carichi esagerati (a meno che non si punti alla forza) senza un attenta analisi del gesto…

Poi se dobbiamo parlare di allenamento vorrei capire CHE allenamento …. Perché un centometrista si allena molto differentemente da un bodybuilder ognuno con i propri falsi miti.

Ritieni in generale il bilanciere, uno strumento più “complesso” articolarmente, in quando vincolando gli arti e quindi la posizione di polsi, gomiti e spalle, più stressare maggioramente a livello articolare soggetti predisposti ?

Il bilanciere è un ottimo attrezzo, versatilissimo, adatto alla preparazione atletica di moltissimi sport, certamente essendovi maggiori gradi di libertà ci sono più probabilità di sbagliare e di conseguenza di sovraccaricare le strutture articolari-mio-tendinee. Per questo è fondamentale che vi sia una figura preparata a seguire chi si allena con grossi carichi.

Va detto però che il carico non è sempre un problema, come detto, è un problema solo se gestito male, infatti ci si puo far male alla schiena anche solo facendo gli addominali in maniera scorretta e senza sovraccarichi.

Credi esistano alcuni esercizi nettamente più rischiosi di altri articolarmente, e per i quali è necessaria molta più parsimonia e cura tecnica per eseguirli in sicurezza ?

In generale tutti gli esercizi svolti con un carico al limite del proprio massimale. Spesso le persone si infortunano in prossimità della soglia di forza massima, per vari motivi (dallo strappo muscolare, alla lesione mio-tendinea) per l’infortunio articolare invece bisogna entrare nello specifico dei vari gesti atletici, spesso non c'è un adeguata mobilità articolare e dunque il movimento tecnico viene alterato spostando il carico su altre strutture che poi vanno in contro a sovraccarico-lesione.

La tecnica è importante ma comunque una certa dose di infortuni quando ci si allena ogni giorno saranno presenti, ogni sport ha le sue casistiche ben note in letteratura e quindi su quei distretti bisogna spostare la propria attenzione riguardo a tecnica- preparazione atletica- tempi di recupero.

Sintenticamente quali sono i  tuoi consigli chiave per prevenire il più possibile gli infortuni articolari e per conviverci e risolverli quando si presentano ?

Non sono un “interventista”, spesso quando vengo contattato per un dolore acuto, a meno che non sospetto vi sia una lesione franca di qualche struttura suggerisco semplicemente qualche giorno di carico protetto /riposo parziale e valutare come va dopo 4-5 gg.

Se parliamo di dolori invece che perdurano, è sempre bene cercare di capire se questi possono essere un campanello di allarme e portarci a compiere strategie di compenso che alla lunga possono arrecar danno/sovraccarico ad altre strutture.

Per prevenire gli infortuni consiglio di ciclizzare molto gli esercizi che si fanno, lavorare molto sulla tecnica dei fondamentali, accetarsi di aver una sufficiente mobilità articolare per i vari esercizi da svolgere, eventualmente introdurre esercizi di mobilità a fine allenamento.

Rispettare i tempi di recupero delle varie strutture (Che sono molto differenti da muscolo a tendine)

Ma credo che queste siano cose abbastanza note a tutti coloro lavorino nel settore.

Parlando del dolore (e la percezione di esso), c’è sempre correlazione tra danno tissutale e dolore percepito ? Sono plausibili casi in cui c’è un “ipersensibilizzazione” agli stimoli, e si percepisce un dolore spoporzionato ai danni ed alle sollecitazioni che si subiscono ? Ed in questo caso, per quella che è la tua esperienza... quanto è statisticamente rilevante ?

Questa è una bellissima domanda, Si, spesso ci sono casi di “sensibilizzazione centrale” ovvero “cortocircuiti” del nostro SNC che continua ad avvertire uno stimolo algico anche quando ormai la sua intensità si è molto ridotta o addirittura quando non vi è nessun messaggio nocicettivo (dolorifico) in arrivo al cervello.

Questi fenomeni sono noti a chi è del settore ma per mia esperienza coinvolgono principalmente NON ATLETI.

È piu raro trovare persone che curano il proprio corpo e ascoltano molto il proprio fisico entrare in queste spirali di dolore- immobilità- indebolimento- aumentata percezione dello stimolo…

Il nostro snc (sistema nervoso centrale) gioca comunque un ruolo importantissimo infatti il fisioterapista deve lavorare molto anche con il “cervello del paziente” spiegando, giustificando, lavorando sulla comunicazione  questi casi.

Cosa consiglieresti ad un giovane che si approccia agli studi universitari e vuole perseguire la carriera di fisioterapista, magari specializzandosi in atleti e collaborazione con squadre sportive ?

Di aver tanta pazienza, inizialmente sceglierlo per passione e non per profitto.. il profitto dovrà essere una bella conseguenza della propria passione. Se manca la passione non si sarà mai dei bravi fisioterapisti. Di continuare a studiare e di vedere l’università solo come “l’asilo” della propria carriera da fisioterapista.

Hai uno o più libri che apprezzi particolarmente e vorresti consigliare (su qualsiasi argomento ) ?

Un libro che mi è piaciuto molto è “logica della scoperta scientifica” di Karl Popper.. un libro vecchio ma ATTUALISSIMO, che suggerisco a tutti i cultori dell’Evidence Based.

Altro testo che suggerisco ai colleghi è : Movement Stability e lumbopelvic pain, testo di 10 anni fa ma molto completo scritto da colleghi fisioterapisti in collaborazione con medici, un collega che stimo molto che ho conosciuto ad un convegno in finlandia molti anni fa.

 

Hai un aforisma che racchiude la tua filosofia di vita che vuoi condividere ?

Tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano”. (W.Shakespeare)

È una frase che lessi come slide finale ad il primo corso post laurea che feci (si parlava del dolore cronico) e che continuo a ricordare ed ad usare da allora.

Grazie mille per la disponibilità ed in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

Potete contattare e prendere informazioni sul dott. Segina sul suo sito e sulla pagina del suo Poliambulatorio