culturismo

Oggi ho il piacere di scambiare due chiacchiere con Elpidio Amoroso : culturista con gare importanti alle spalle, coach e direttore di una palestra old school, laureato magistrale in scienze motorie e laureando in nutrizione.

Abbiamo parlato in generale del culturismo, dello studio, dell'università, del lavoro e del futuro delle palestre storiche di piccole e medie dimensioni che devono confrontarsi con i mega centri moderni low cost. 

 

Ciao Elpidio e grazie per la disponibilità! Come prima cosa ci fai un’introduzione al tuo percorso sportivo, formativo,accademico e lavorativo?

Ciao Domenico, grazie a te, prima di tutto! Dunque, il mio percorso in palestra inizia nel ’97 e fu amore a prima vista. Avevo lasciato il nuoto da pochi anni a causa di un’otite cronica e, poco più che diciottenne, pensando che fosse  tardi per prendere iniziative con altri sport individuali, la scelta dirottò verso la palestra.

Di lì a poco, iniziai subito a darmi da fare. Fui fortunato ad  incontrare le persone giuste, così,  dopo 4 anni di duro impegno, mi iscrissi alla mia prima gara. I risultati non mancarono anche negli anni successivi, così come la passione che riuscivo a conciliare con i miei turni di notte in fabbrica (ero metalmeccanico).  I sacrifici per le gare erano veramente tanti, ma arrivarono pure i risultati in IFBB e al Mr. Italia di Sapri.

Ad un certo punto, accumulando esperienze importanti nel settore (svariati corsi e seminari, parliamo di inizio 2000), in occasione di cruciali cambiamenti professionali, iniziai a lavorare a tempo pieno in palestra. Con un esame di coscienza, mi precipitai nello studio e nella teoria, spaziando tra il sapere (necessario) multidisciplinare che questo settore richiede.

La sete di conoscenza prese il sopravvento fino a indurmi ad una sfida importante, alimentata dalla passione per la scienza: superai i test d’ingresso e mi iscrissi al Corso di Laurea di Biotecnologie per la Salute, alla Facoltà di Biotecnologie dell’Università Federico II di Napoli. Dopo un brillante (nonché devastante dal punto di vista psico-fisico), primo anno - chimica generale, chimica organica, biologia molecolare, bioetica, fisica, statistica e matematica, genetica-  ci fu l’impatto col secondo anno che non sortì lo stesso effetto e soprattutto gli stessi risultati.

Le ore di laboratorio si protraevano nel pomeriggio con tutte le conseguenze di chi vuole conciliare studio e lavoro. Fu così che mollai. Mi riprecipitai nel lavoro. La fortuna, anche stavolta dalla mia parte, volle che incontrassi un mito, una leggenda vivente del culturismo italiano e non solo: il prof. Filippo Massaroni al quale devo tutto ciò che sono oggi e mi riferisco alla mentalità e non alla “notorietà” .

Nacquero, in seguito, progetti interessanti, amicizie e collaborazioni che  hanno tracciato la mia esistenza: conosco Matteo Picchi, Vito Marraffa, Vincenzo Pieretti, Giorgio Trotta,  il prof Matteo Romanazzi e tanti altri.  In seguito agli impegni presi con il gruppo di amici appena citato, riprendo il mio percorso di studi, stavolta a Scienze Motorie e conseguendo nei tempi previsti la laurea Magistrale col massimo dei voti.

Successivamente, circa  sei mesi fa, un Corso di Perfezionamento all’Università di Firenze in Nutrigenetica, Nutrigenomica e Nutraceutica, mi riapre la strada verso le biotecnologie, riscrivendomi stavolta direttamente alla magistrale con indirizzo Nutrizione, confermando gli esami del vecchio corso e i CFU maturati negli esami a scelta di scienze motorie. Insomma, a quasi 40 anni, studio e mi alleno, facendone un motto e uno stile di vita.

Hai tanti anni di pratica, ma anche un solido percorso accademico e quindi una completa visione olistica. Spesso viviamo una dicotomia pratica VS teoria nel mondo dell’allenamento e soprattutto del culturismo. Da una parte chi sostiene che alla fine la teoria non serve, perchè alla fine si fanno sempre le stesse cose che si sono sempre fatte e che funzionano e l’importante è “mangiare e spingere”... dall’altro chi sostiene che senza teoria non si riuscirà mai a lavorare bene ed ottenere buoni risultati. Tu come la pensi in proposito ?

Se posso, mi piacerebbe associare a questa risposta una metafora scientifica. Non trovo differenza tra teoria e pratica, o meglio non le vedo come due entità separate. Piuttosto, teoria e pratica (insieme all’esperienza) sono come un sistema biologico,  in particolare, come  una membrana semi-permeabile dove il flusso di informazioni è bidirezionale ed è controllato. In altre parole, non si può vivere solo di una o dell’altra, ma bisogna abbandonarsi alla loro coesistenza.

Quindi, ritengo indispensabile “praticare per teorizzare meglio”  e “teorizzare per praticare meglio” . Il “magna e spigni” è un mantra che sebbene sia produttivo,   diventa un mezzo potentissimo se conosci meglio ciò che fai. Spero che t’abbia dato una risposta esaustiva e non vaga.

Secondo te, la teoria e lo studio attualmente davvero propone “nuovi” approcci e metodi di allenamento ed alimentazione, o si “limita” a spiegare perchè gli approcci da sempre usati, funzionavano e portavano risultati?

Se pensiamo a qualcosa di nuovo potremmo rimanere delusi, nel senso che una glicolisi non è una cosa che cambia, la fisiologia, la biochimica e le scienze affini sono le stesse da quando esiste la specie o ancor di più. Probabilmente la teoria, lo studio e la conoscenza in generale  ci limita nel fare errori e nel perdere tempo, ci indica la strada e fa riflettere su come applicare ciò che pratichiamo o ci proponiamo di praticare. Ben vengano le nuove prospettive di studio, con gente volenterosa, giovani che regalano a questo settore aria di sana critica.  

Secondo te quali sono gli step fondamentali, in termini di studio, formazione, esperienza pratica e lavorativa, per chi vuole diventare un ottimo personal trainer ?

Gerarchicamente, in breve: praticare con eterna passione, studiare all’università e non solo, prendere un riconoscimento valido in Italia e all’estero, mettere la sequenza in un “loop” ma con la mentalità del sapere e non dell’avere il titolo. Ad una cosa starei molto attento, se fossi un personal trainer emergente: la competenza non si dimostra, ma l’incompetenza non si può nascondere. Oggi l’utente è attento e per quanto sia credulone ha uno strumento a disposizione che può essere letale.

Ogni chiacchiera che fa col coach cerca conferma su internet… Immagina il caos.

Trovi che attualmente ci sia, in contrapposizione ad un approccio esageramente “praticone”, una ipertecnicizzazione del culturismo, dell’allenamento e dell’alimentazione che fa perdere di vista la luna per guardare il dito ?

Un certo dualismo, purtroppo, perdurerà per sempre. Anche in questo caso la responsabilità è di entrambi: il praticone (se ne contano sempre meno in verità)  con tutte le sue ragioni, non muove un dito. Il supertecnico, nello stesso tempo, perde l’attenzione su alcuni aspetti che sono prevalentemente frutto della pratica  e si dimena nei suoi eterni e inutili dubbi inevasi.

Qual è la tua “ricetta” per ottenere risultati in termine di composizione corporea (quindi  diciamo culturismo-fitness) duraturi nel tempo e sostenibili che possono diventare uno stile di vita, e non un qualcosa che si fa intensamente per poco tempo e poi si abbandona ?

 Al primo posto, se dovessi dare un consiglio direi di non “appesantirsi” con fasi prolungate di bulking con la speranza di ritrovarsi rendite muscolari addosso. In questo modo, ci si avvicina ad un approccio “sostenibile” che allontana delusioni ma soprattutto che rende di più dal punto di vista metabolico. Per esempio, un approccio volto all’ipernutrizione, classico baluardo indistruttibile “utile per la massa”, non è sempre da preferire -direi quasi mai -   giocando con un eufemismo.  

Quali sono i più grandi difetti dell’ambiente – mercato del fitness e della palestra e tutti gli anessi, in italia al momento ?

Un grande difetto è la confusione. La ritroviamo in qualunque aspetto. Tempo fa, le palestre erano luoghi angusti, quasi dei ghetti dove era il culturismo a primeggiare, che sebbene intriso di contraddizioni, non aveva la confusione del settore che, oggi, va verso un’emancipazione incredibile.

Assunto l’assioma che per stare in salute “dobbiamo muoverci” non ci siamo mai chiesti che cosa abbiamo fatto per ridurci cosi? Mi riferisco all’uomo sedentario con problemi annessi e connessi, che non è altro che  il risultato di una visione distorta del benessere.

Cosa ne pensi della laurea in scienze motorie ? E’ sempre attuale il problema dovuto al non inquadramento del laureato in SM dal punto di vista legale, senza un albo ed un ordine professionale definito... e ciò comporta poca spendibilità (a detta di molti) sul mercato. Credi che questo percorso sia importante per aspiranti preparatori atletici e personal trainer ?

 La laurea la ritengo importante, ma non tanto per l’arricchimento didattico che ti dà l’università, quanto per il fatto che ti apre a nuove prospettive, ti induce allo studio concatenato, ti stimola e ti impegna per sederti davanti ad una commissione e ti costringe a mettere due parole insieme.

Forse apprezzerai la citazione, ma Guglielmo Speranza, interpretato da Eduardo de Filippo in “Gli esami non finiscono mai”, capì benissimo che  solo con quella pergamena tra le mani, non potette ottenere tutto dalla vita.

Che futuro vedi per le classiche palestre di piccole – medie dimensioni ? La concorrenza con le low cost o con le grandi catene è imbattibile ? C’è e ci sarà sempre una nicchia di mercato per le palestre storiche o il futuro e di mega struttura con collaborazioni esterne di professionisti ?

Aimè, la piccola palestra è in grande sofferenza. Basta vedere ciò che succede negli altri settori. Questa è l’era dei centri commerciali, delle grandi aziende che fagocitano tutto e tendono a far primeggiare, giustamente, la loro funzione di produzione.

Da un parte, con i grandi investitori, le strutture tendono a migliorare e ti ritrovi ad allenarti in migliaia di metri quadri con tutti i comfort possibili e con un parco attrezzi abnorme. Dall’altra parte, si perde ciò che potresti vivere in una palestra di piccole e medie dimensioni (in termini aziendali e non di spazio). Forse, se l’utente vede la palestra come un servizio o come un prodotto e non come un’esperienza, si tenderà verso questa strada del “macro” che piano piano farà sparire il piccolo centro dove magari puoi trovare un ex campione, pure titolato che ti fa vivere un percorso di insegnamento e formazione più ricco.

Quali sono secondo te i più grandi miti che ancora persistono in allenamento ed alimentaizone e gli errori più comuni commessi ?

Purtroppo i miti sono il risultato della propaganda.  È lecito fare pubblicità, ma tutto ormai è ai confini dell’inganno. In allenamento, un mito indistruttibile è quello del dimagrimento localizzato ad “effetto interruttore”.

Mi spiego, sebbene ci siano processi fisiologici che minimamente inducono all’ipotesi di ossidazione dei grassi in deposito in determinate zone, questo aspetto è percepito dall’esterno come un processo che si attiva con un semplice comportamento in allenamento, ecco l’effetto ad interruttore! Se vogliamo, è  un po’ come dire: “se faccio 3x20 di gluteus machine riduco il grasso localizzato lì”.

C’è qualcosa in allenamento che ritieni indispensabile ?

La concentrazione. Poi ragioniamo sul resto. Se non c’è quella, non si va da nessuna parte.

Quando credi che la genetica e quindi la variabilità individuale pesino nel culturismo ed in generale negli sport ?

Credo sia un fattore essenziale. Certo,  spesso capita che la sregolatezza è proporzionale al cosiddetto talento o viceversa,  ma nel secondo caso, per esempio in un soggetto testardo ma con difficoltà a far emergere il potenziale,  la sfida è più affascinante e la passione diventa un elemento a favore, anche in termini di soddisfazione del risultato ottenuto.

Secondo te, “combattere” la propria genetica è un approccio giusto, o sarebbe meglio “assecondarla” ?

Penso, e non lo dico io,  che siamo sistemi che tendono all’equilibrio. Non voglio fare metafore o citazioni sull’entropia ma un certo grado di disordine lo possiamo gestire, tuttavia sappiamo ritornare facilmente al nostro stato iniziale (omeostasi). Per fare un esempio affine al nostro settore, si può pensare al ciclo cellulare di un adipocita. Esso dura circa 8 anni, dopodiché se ci sono segnali di “sopravvivenza” cellulare (cicline, trascrizione di alcuni geni che promuovo la crescita, fattori antiapoptotici) la cellula riprende i suo ciclo, altrimenti procede in apoptosi.

Non c’è niente di più entusiasmante dell’organo adiposo che programma il suo suicidio!  Probabilmente, rimanere “magri” per lungo termine, dopo aver eliminato grasso che inizialmente era ostinato, dà un barlume di speranza per “creare” un evento epigenetico. I meccanismi al momento sembrano molto complessi e sono svantaggiati dalla formazione iperplastica del tessuto durante le fasi della vita prepubere nelle quali conviene assolutamente rimanere magri se non si vuole combattere (come dici tu, giustamente) con la genetica.

Cosa è per te il culturismo ? Che definizione e significato gli attribuiresti ?

Bella domanda... Senza dilungarmi troppo, direi che è identità. Identificarsi in qualcosa che unisce l’essere introspettivo nell’immagine di sé senza maschere o corazze, con pregi e difetti. Solo se si accetta il proprio corpo, il culturismo diventa identità. Infine, in altre parole, bisogna sostenere una cultura del corpo che non  scinde dalla mente.

Bisogna alimentarsi di cultura, di sapere trasversale, senza esasperare il tutto ed essere vittima del proprio ego.  

Quando credi che il doping abbia influenzato il culturismo nei metodi e nell’immaginario collettivo? Quanto metodi di allenamento e alimentazione da sempre usati, sono figli del doping e senza di esso perdono validità (o vice versa sono indipendenti da esso e validi a prescindere) ?

Il doping si è sviluppato per un motivo molto semplice: perché funziona, perlopiù funziona sul recupero, nel senso che permette di recuperare meglio. Qui nasce l’equivoco: se si ricorre al doping per risparmiare fatica, allora è una scelta doppiamente sbagliata, prima per l’illecito e per l’illegalità, poi per l’impoverimento di un processo che ripara qualcosa ma non dà niente di più se non glielo chiedi.

Credi che l’approccio all’allenamento ed all’alimentazione di un soggetto natural debba essere totalmente differente rispetto  a quello di chi fa uso di anabolizzanti ? Spesso c’è sempre polemica tra chi sostiene che gli AAS rivoluzionino totalmente la fisiologia di un atleta, e chi sostiene che siano semplici amplificatori che aumentano i risultati e le possibilità.

Ricollegandomi alla domanda precedente, tra le questioni legate al doping nel BB, c’è quella dei traumi muscolo-tendinei.   Se utilizzo un approccio High Intensity con eccentriche sostenute, con forzate che bersagliano i tessuti, alcuni steroidi anabolizzanti mascherano gli effetti traumatici che puntualmente si manifestano dopo l’assunzione.

Altri nodi da sciogliere sono relativi all’assunzione di grassi che è diversa tra “users” e “no-users” o alle proteine nella dieta e nella ritenzione di glicogeno più marcata negli utilizzatori, quindi più esposti a sopportare fatica e deplezione di substrati. Insomma, come ti dicevo, gli AAS funzionano nella loro illecita collocazione, sono illegali e possono essere pericolosi ma sono doppiamente “immorali” se usati per risparmiare fatica.

Per alcuni aspetti, se si hanno problemi strutturali, di simmetria, di proporzioni o di inserzioni con ventri muscolari affusolati, non saranno una soluzione. Come dicevi nella domanda, da alcuni punti di vista , amplificano ciò che hai ma non creano niente ex novo.

 

Se dovessi consigliare ad oggi un percorso di studi e di formazione ad un giovane appassionato di sport ed allenamento che vuole il suo futuro in questo campo, cosa gli suggeriresti?

Gli direi di studiare all’università, magari scienze motorie, e nel frattempo praticare, sperimentare, affidarsi ad un tutor e passare il tempo sul campo e sui libri. Bisogna avere uno spirito intraprendente che non pensi alle sigle dei corsi o alle pergamene da sventolare. Ah, dimenticavo: bisogna onorare sempre i propri “maestri” mai essere presuntuosi o sentirsi arrivati.

E se tu potessi tornare indietro, faresti un percorso diverso e scelte diverse ?

Rifarei lo stesso percorso, magari mi impegnerei di più per valorizzarlo.

Siamo alla fine. Hai un aforisma che rispecchia la tua visione della vita che vorresti condividere?

Sì, un aforisma ce l’ho, ma non voglio rubarlo a nessuno. Cerco di estrapolarlo da una riflessione personale: “Se esistono segreti, sono nascosti nelle domande e non nelle risposte”. Vi lascio il beneficio dell’interpretazione libera.  

Grazie ancora della disponibilità!

Grazie a te e complimenti per le tue iniziative. Il web non è solo una rete nella quale si può impigliare. Consiglio a tutti di passare un po’ di tempo su questo blog. Grazie!