body building

Oggi ho il piacere di fare quattro chiacchiere con Riccardo Grandi, preparatore di body building natural e fondatore della Sustainable Body Building il cui sito web trovate qui. 

Ciao Riccardo e grazie di aver trovato il tempo per questa intervista!

Ciao Domenico, sono io che ringrazio te per la grande opportunità che mi dai. Sulla tua piattaforma hai intervistato persone di grande spicco del nostro settore, ed essere al loro fianco mi onora.

Ci fa un’introduzione al tuo percorso sportivo e formativo-professionale?

Con questa risposta credo che deluderò tante persone. Non ho una formazione accademica, ovvero non ho nessuna laurea di nessun genere (nemmeno economia e commercio o cose che non centrano nulla con il nostro mondo, ma fa figo mettere la nomea Dott. davanti al nome), quindi non posso fregiarmi di alcun titolo se non uno di quelli “liberi” che uno si auto appioppa, come quello di preparatore di Sustainable Body Building (che non esiste).

Nasco culturisticamente parlando nel lontanissimo 1983, quando all’età di 14 anni mi iscrissi in palestra a seguito di un infortunio sul mio sport principale, il judo. All’età di 20 anni feci il primo corso di formazione di istruttore della (allora) NABBA con docenti del calibro di Massimo Spattini, Emilio They e Cosimo Aruta.

A 24 portai i miei primi atleti in gara seguiti da me… (l’intraprendenza non mi è mai mancata… o l’incoscienza)

Da allora non smisi più di fare corsi e di chiedere a preparatori sul come e perché si facevano determinate cose piuttosto che altre.

Presi altri diplomi di istruttore e successivamente anche il IART di fitness clinicians (il più attuale). Poi tanti libri, tanti seminari e tanto studio. Ma come si sa, 30 anni fa regnava la BRO science, ma tutto fa brodo ed ora tantissime cose (riviste e corrette) mi tornano utili…. Credo si chiami ESPERIENZA.

Successivamente, con il mio ingresso in NBFI e la nascita di SBB ho avuto la possibilità di essere io stesso ad ospitare i docenti ed i relatori che volevo, e in questa situazione l’impennata è stata veloce.

Ho frequentato un percorso personale e formativo triennale per avere la qualifica di Result Oriented Counsellor della Peiffer foundation (con sede a Londra), ed è questo che mi rende un po’ diverso dai miei colleghi… in poche parole sono un counsellor, che in Italia non ha nessuna valenza ma che in Inghilterra è equiparato ad un ipnoterapeuta che lavora su nevrosi e non su psicosi.

Oggi l’ignoranza è una scelta anche grazie a persone come te che fai grande divulgazione gratuita.

Cosa è per te il Body Building ? Fai differenza tra Body Building (agonismo) e Culturismo (non agonismo o non per forza) ?

Questa domanda è raffinata e sottile. Potrei dire che in realtà per me il body building non esiste, ma trova spazio solo il culturismo, ma direi una menzogna. Lo stesso mio logo porta la nomea di BODY BUILDING. La realtà per me è che non può esistere un Body Building agonistico senza una salute, una simmetria, una consapevolezza, una postura ottimale, pensieri positivi e crescita interiore. Tutte caratteristiche più vicine al culturismo che non del Body Building agonistico. Poi credo che sia la mia caratteristica (e di pochi altri), quella di cercare di abbinare ed unire i 2 mondi così simili e così diversi.

Quali sono secondo te le caratteristiche fondamentali che dovrebbe avere un buon culturista?

Quando descrivo i miei “campioni” (tipo Matteo Mazzotti, Marco Cerri ed altri che hanno vinto delle gare importanti sotto la mia guida) mi piace vederli come persone dotate geneticamente… Ma attenzione a non pensare che sia tutto frutto della genetica.

Per me il vero campione, quello che vince, che si conferma e poi diventa un esempio per altri campioni, nasce così anche nella testa. Altri non dotati di quella mente possono vincere grazie a tecniche motivazionali, a preparazioni azzeccate e alle loro risorse inconsce, ma poi non hanno quello scatto che gli permette di entrare nella “storia” del nostro piccolissimo mondo. Uno fra tutti che mi viene in mente e che ho avuto l’onore di seguire nel 2014 è Marco Bassi. Lui per me è IL campione sotto ogni punto di vista, un autentico esempio.

Comunque un buon culturista deve avere una caratteristica fondamentale (oltre alle classiche che tutti sanno… struttura, disegni muscolari, ecc…), deve stargli altamente antipatica la sua Comfort Zone. Quando è così, dotato o non dotato, un posto nell’olimpo delle persone muscolose c’è sempre.

E quelle invece di un buon personal trainer ?

Questa domanda è a doppio taglio, qualsiasi cosa rispondo potrà essere usata contro di me.

Partiamo dal presupposto che secondo me ci sono diversi livelli per definire un buon trainer, soprattutto perché ci sono diversi livelli di utenti. Non tutti gli utenti vogliono solcare un palco (per l’esattezza ben pochi), ma la cosa curiosa è che non tutti sono disposti ad impegnarsi per migliorare fisicamente (per l’esattezza ben pochi)

Un buon PT deve avere una buona formazione generale su allenamento, postura, stretching, comunicazione e perché no, anche una base di conoscenza alimentare (da non scambiare come sostituto del nutrizionista), ma soprattutto deve essere uno che si è fatto un sacco di gavetta nelle sale pesi più affollate di persone che non hanno molta voglia di fare, perché se ha a che fare con quell’utenza e riesce a combinare qualcosa, poi se lavora con persone veramente motivate sarà un grande.

La componente comunicativa viene troppo spesso trascurata e si vedono trainer che usano termini spaziali con persone che a mala pena parlano italiano. In quel caso per loro in primo piano non c’è il cliente, ma se stessi. Cercano di stupire e non di far comprendere. Non capiscono che non funziona così sul lungo termine.

Spesso si cerca l’ultimo ritrovato della scienza, dimenticando che per il 99% delle persone è necessaria semplicemente la base ben eseguita.

Poi purtroppo ci sono persone che non hanno nemmeno la base formativa minima (mi riferisco ai diplomi di 1 week end), ma quello è un altro discorso, e dico anche che in quel caso il problema è di atteggiamento, in quanto tutti hanno dovuto cominciare da zero. Il reale problema è essere ZERO e credere di essere MILLE.

Il buon PT deve essere un leader, dove per leader si intende uno che sa creare un mondo dove le persone desiderino appartenere. Per farlo bisogna essere comunicatori ed avere grande cultura per dare sostentamento alla comunicazione.

Quali sono secondo te i principi fondamentali dell’allenamento del culturista ?

Difficile rispondere a questa domanda senza essere almeno un po’ dispersivi e vaghi. Ho scritto una dispensa di 52 pagine che parla proprio dei principi dell’allenamento del culturista. Proverò a sintetizzare parecchio.

Immaginiamoci proiettati in un mondo di 40 anni fa… 1977. Si andava dal dottore, e questo era in grado di dirti se avevi problemi di reumatismi oppure se avevi un problema alla cartilagine, se avevi una intossicazione alimentare oppure un virus, ora, il medico ha l’unico compito di capire da quale specialista mandarti. Tutto si risolve a settori senza tenere d’occhio la globalità di un sistema.

Lo stesso accade nel culturismo (termine oramai definito “romantico” per la maggior parte delle persone, che preferiscono un Coleman ad un Alfredo tessitore o ad un Marco Bassi) al giorno d’oggi. Il preparatore è colui che fa l’allenamento, poi c’è l’alimentarista che segue l’alimentazione, e magari senza comunicare con l’allenatore, così uno ha bisogno di una cosa e l’altro fa l’opposto. Lo psicologo interviene se la persona ha problemi con l’alimentazione e poi magari bisogna semplicemente dare 2 carboidrati in più o abbassare un po’ i volumi d’allenamento.

Si cerca il fisioterapista per il dolorino alla schiena e magari è sufficiente sapere che c’è una catena posteriore da allungare per eliminare definitivamente il problema.

Ora… sono del parere che essere tuttologi sia un danno enorme per se stessi e per i propri clienti, e ritengo che altrettanto spesso si ignora volutamente la globalità del “sistema atleta” per scaricarsi un problema o una responsabilità. Spesso dico nei miei corsi di non fissarsi sulla foglia dell’albero, ma sulla foresta che ci sta intorno, e magari facendo così potremmo capire che se l'atleta non risponde agli stimoli non è perché qualcuno dell’equipe sta sbagliando il suo lavoro creando confusione e disaccordo, ma magari perché è stato lasciato dalla fidanzata, e questa situazione di forte stress lo ha portato in una sorta di resistenza insulinica.

Si ragiona spesso a 1+1=2, ma spesso 1+1 non fa 2 ma magari 2134, proprio perché quella somma ha scatenato una serie di reazioni imprevedibili e nascoste agli occhi di chi segue il lavoro.

Io credo che la medicina di oggi sia più efficace del medico del 1977, ma credo che la maggior parte dei piccoli problemi sarebbe risolvibile da quel medico, ed anche nel culturismo è così.

I principio basilare dell’allenamento e preparazione del culturista moderno è quello SISTEMICO

Per sistemico intendo che tiene presente di:

  • Sistema nervoso (uno squat è diverso da una leg extension)
  • Sistema organico (lunedì petto, martedì dorso e mercoledì gambe, ma tutti i giorni sono fegato, milza, surrenali, reni, ecc…)
  • Sistema muscolare (una leg extension è diversa da uno squat… riuscite a capire cosa intendo?)
  • Sistema linfatico (capacità immunitarie che arrivano dalla somma dello stress di tutti gli altri sistemi)
  • Sistema ormonale (dagli ormoni sessuali a quelli del controllo della glicemia a quelli tiroidei, ecc….)
  • Sistema emozionale (che visione della vita ha il nostro atleta?)
  • Sistema mentale (cosa pensa di quello che fa? Un ciclista gode a fare una salita, la signora Pina muore prima di vederla)

Lo so…. Questa risposta nessuno se la aspettava così, ma io la penso in questa maniera…

Nella community online del mondo dei pesi italiana, c’è sempre polemica Body Building VS Powerlifting, probabilmente dovuta ad un’errata conoscenza delle discipline da chi svolge l’altra.. unita ad una triste scarsa presenza di tecnici e trainer competenti e qualificati di Resistance Trainining (e quindi di conseguenza anche di allenamento stile Body Building) che fa si che la maggior parte delle persone che “crede” di aver fatto body building (quando si allenava semplicemente male) non avendo avuto risultati finisce con il pensare che “la palestra non funziona” e “ il body building è solo per dopati”. Tu che idee ti sei fatto su tutto ciò?

Domanda scottante… generalmente cerco di star fuori da queste discussioni, in quanto, qualsiasi cosa divulghi o dici può essere usata contro di te, in genere preferisco buttarmi a terra e fingermi morto piuttosto che rispondere. Tuttavia, visto che sei così gentile con me, proverò a rispondere senza offendere nessuno. Il problema più grosso non è l’ignoranza dei 2 campi, ma (un'altra volta) il ragionamento esclusivamente settoriale.

Mi spiego meglio. Io non ho mai fatto una gara di power lifting, non ho mai preparato nessuno per una tale competizione e non ho mai presenziato neanche come spettatore. Detto così io dovrei essere uno di quelli che condanna il PL, invece sono curioso, cerco, provo, mi informo, studio, e se vedo che qualcuno porta risultati significativi REPLICABILI (se non sono tali, sono solo frutto di una botta di fortuna su un atleta di potenzialità genetica superiore) mi informo e cerco di capire perché fa una cosa di quel genere.

Sento tantissime critiche ad amici e colleghi riguardo a tecniche di allenamento “innovative” solo per aver visto 3 minuti di video, ma dopo un primo sconcerto, la cosa migliore sarebbe essere CURIOSI ed andare a vedere cosa c’è di buono in tale metodo e magari estrapolare anche SOLO UNA PAROLA UTILE.

Il problema di fondo non è quello di essere ignoranti del mondo altrui, ma quello di avere un comportamento illogico e limitato nei confronti dell’altro mondo.

Per quel che riguarda la persona che ritiene che il culturismo è solo per dopati in quanto si sono allenati in maniera inadeguata per via di allenatori non capaci a gestire questo settore, penso che, fatto l’allievo compare il maestro. Significa che tutti sono in grado di andare a cercare l’ortopedico specialista che opera i calciatori (solo per tornare a giocare a calcetto il giovedì sera) per un menisco pizzicato, ma pochi sono in grado di trovare un buon trainer.

Quello che penso è che in realtà, chi si rivolge a persone impreparate, vuole solo la conferma che certe cose siano solo per i dopati, avendo così l’occasione di giustificare il loro NON impegno e la loro “superiorità” rispetto ai natural ben preparati additandoli come dopati

Come è cambiato nel tempo, se è cambiato, il tuo approccio alla preprazione nell’allenamento e nella dieta?

Le programmazioni dello scorso anno le reputo vecchie ed obsolete… pur portando tanti risultati.

Rispondo così per far capire che il mio approccio è cambiato tantissimo negli ultimi 4 anni, e moltissimo cambierà sicuramente nei prossimi 4.

L’influenza del PL ha condizionato fortemente il mio approccio, così come un rispolvero della old school che più old non si può.

L’allenamento per me è un ragionamento che va effettuato sulla base del principio sistemico sopra descritto, e limitarsi a 3 alzate, o alla monofrequenza Weideriana vuol dire non aver sott’occhio la foresta. Quindi è in costante rielaborazione

A livello alimentare posso dire che Natural Peaking ha importato un sistema americano che ha cambiato il mio approccio. Poi ovviamente ho cercato di approfondire e capire alcune diversità, ed ora il mio approccio è una miscela del sistema d’oltroceano (che poi era applicato da noi anche 15 anni fa, solo che non si sapeva perché funzionava, e quei pochissimi che lo facevano erano additati come dopati) e la classica biochimica alimentare che si studia nelle facoltà di biologia della nutrizione. Ci tengo specificare il termine APPROCCIO, perché la parola SISTEMA è l’ennesimo tentativo di generalizzare un qualcosa che non si può generalizzare.

Si fa sempre un gran parlare di falsi natural, dopati in federazioni natural, controlli che non possono mai essere validi al 100% (ad esempio il GH è praticamente impossibile da rintracciare), qual è la tua opinione su tutto ciò?

Sono stato delegato della NBFI per 3 anni, e posso dire che in quel contesto tutto era orientato sul trovare il modo migliore e capillare per poter fare i controlli più approfonditi possibile.

Io sono del parere che il doping è sempre un passo avanti rispetto all’antidoping, ma se partendo da questo presupposto nessuno fa nulla, allora il doping non può fare altro che dilagare libero ed incontrastato. Io personalmente per tutelare la mia immagine da spiacevoli sorprese ho fatto fare da un avvocato un contratto che ogni mio atleta firma, che chiarisce che nel caso vengano presi all’antidoping devono al sottoscritto l’ingente somma di 100.000,00 €, se firmano significa che non hanno nulla da nascondere.

Credo che le federazioni dovrebbero muoversi in questa direzione. Essendo tutte delle ASD e non delle federazioni, possono mettere nel loro statuto una cosa del genere e far firmare lo stesso contratto a tutti i soci, e poi ovviamente fare i controlli. Questo è un grande deterrente.

Ma la vera soluzione, oltre ai controlli, è la divulgazione, la formazione di nuovi preparatori in grado di portare in gara atleti super senza l’uso di doping (ed è possibile). Al momento troppe poche persone sono in grado di farlo.

Bisogna creare una nuova cultura, fatta di atleti veri e liberi dal doping, è importante che i ragazzi di oggi crescano con le foto, i video, le interviste e l’esempio dei vari campioni natural attuali in maniera che nella loro mente non ci sia dubbio sulla scelta da fare.

Il modo migliore per evitare che ci siano infiltrazioni di doped in gare natural è quello di fare i controlli a sorpresa ed utilizzare i social come divulgazione di quelli sorpresi, questo è un deterrente forse maggiore dei 100.000,00€ di rimborso in quanto è immediato e certo.

Per me una federazione è natural quando il vincitore ho la certezza che sia pulito, ed io sono certo solo dei miei e di pochi altri sui quali ripongo grande fiducia. Quando vedrò cose strane che vanno oltre alle righe sui glutei mi ritirerò.

Come reputi il livello medio dei tecnici e dei trainer in italia in generale ? Tantissime persone “comuni” si lamentano che “la palestra non funziona” e si danno ad altro. E’ colpa dello scarso impegno, o c’è un problema di professionalità?

Purtroppo su questa domanda pecco un po’ con la risposta. Il mio lavoro si concentra in direzione di clienti altamente motivati con idee veramente chiare ed indirizzate, quindi sono fuori dalle masse dell’utenza che frequentano le sale pesi più affollate

Il problema di professionalità lo si vede sempre dalla prospettiva propria. Mi spiego. Lo specializzato in ricomposizione corporea, spesso è molto ignorante in posturologia, il postural PT probabilmente sarà abbastanza ignorante in ricomposizione corporea, lo stesso vale con chi è specializzato in preparazioni sportive. Mi spiego ulteriormente. Se un diplomato ISSA si laurea in fisioterapia vedrà tutti con problemi fisici, se un ISSA ha fatto anche la formazione di allenatore di power lifting, vedrà tutti potenziali pesisti.

Il livello dei tecnici è alto o basso, dipende da che prospettiva la si vede.

La palestra NON FUNZIONA perché è la mentalità dei tecnici che è sbagliata, per far si che le persone si diano da fare è necessario che i trainer si diano da fare, e spesso non è così.

Poi ovviamente ci sono quelli che facendo un week end con il Natural Peaking si permettono di dare degli incapaci ai nutrizionisti di tutta Italia e scambiano una signora obesa demotivata per un potenziale campione del mondo.

Comunque mi risulta che negli altri paesi europei non siano proprio così avanti rispetto a noi.

 

Cosa consiglieresti ad un aspirante preparatore, studi, esperienze, università ?

Preparatore di cosa? Natural body building? Studio… tanto studio… Formazione universitaria importantissima, io non l’ho potuta fare, ed a 48 anni con famiglia ed una azienda da gestire non mi ci metto neanche, ma mi rendo conto che se si vede come un punto di partenza e non d’arrivo, la formazione universitaria regala una marcia in più sulla velocizzazione della comprensione dei concetti. La mia scuola è incentrata tutta sulla pratica, ovvero la componente che in università non c’è e non ci sarà mai per il nostro settore di nicchia.

Spesso mi confronto con buoni giovani atleti con preparazione universitaria che hanno una autentica marcia in più, a loro manca quella componente che ho io, l’esperienza, ma mi rendo conto che questi ragazzi tra una decina d’anni saranno dei mostri e il futuro del body building italiano è nelle loro mani. Hanno tutto: intelligenza, intraprendenza, voglia di sperimentare e di mettersi in gioco ed anche una bella dose di umiltà. Insomma l’università non ti prepara ad eccellere, ma se uno ha nella testa la voglia di eccellere, la formazione universitaria ti da quella spinta in più.

Le esperienze sono quelle cose che sommate alla preparazione fanno la differenza tra l’essere un buon PT ed essere un preparatore… prepararsi ad una competizione è importantissimo, sapere e sentire sulla propria pelle cosa succede nei giorni antecedenti alla competizione ti permette di essere più pronto alla risoluzione dell’imprevisto o alla gestione del TILT emozionale pre competizione.

Chi non sale sul palco non può capire, e fare tutto come se fosse una gara non è la stessa cosa, troppe cose non ci sono in una simulazione, faccio solo un esempio, sbagliare il timing delle categorie significa cominciare un pumping pre palco troppo presto o troppo tardi e quindi andare sul palco esausti o freddi. E questo è solo un esempio.

Credi che l’allenamento e l’alimentazione per culturisti dopati e quelle per culturisti natural siano completamente differenti, due mondi a parte ? O ci sono tanti punti comuni e cambia solo la velocità e l’entità dei risultati?

Non ho mai seguito un doped in vita mia, e mai lo farò. Ma credo che siano 2 entità fisiologicamente differenti. Il doped pensa a pompare e rompere fibre, il natural deve stimolare e limitare l’intossicazione da acido lattico, o almeno mirarla e ciclizzarla, e questo è solo un esempio.

L’alimentazione ovviamente segue parametri diversi proprio perché la capacità di sintesi proteica è differente ed alterata dall’immissione esogena ormonale. Un natural ciclizza i carboidrati per migliorare lo stimolo metabolico e la tolleranza ai glucidi e deve gestire di conseguenza l’allenamento per far si che questo accada, il doped usa l’insulina…….

Poi è ovvio che bisogna rapportare la velocità dei risultati a parità di livello. Confrontiamo un campione italiano dopato ed uno natural ed il confronto mette in risalto tutta la differenza, ma se mettiamo a confronto un natural campione italiano ed un doped da 4 soldi, ecco che il natural sarà migliore in tutto e per tutto.

Secondo te, in ambito natural, la preparazione e quindi lo stile di vita, di allenamento ed alimentare, tra un agonista che deve fare una gara ed una persona “comune” che vuol sviluppare e mantenere un buon fisico senza ambizioni agonistiche, siano totalmente differenti o cambia solo per quanto riguarda il periodo sotto gare, il periodo di peaking dell’agonista?

La differenza è enorme per me. Mi spiego meglio. Ad un cliente “normale” cerco di risolvere alcune problematiche e di dargli la giusta dose d’impegno per avere dei miglioramenti, facendo un esempio, se lui può allenarsi 3 volte settimana gli preparo un programma di 3 giorni, se occasionalmente riesce ad allenarsi solo 2 volte cerco di aggiustare il programma alle esigenze. Per l’atleta agonista è differente, è lui che deve aggiustarsi al programma, ovvio che tutto è aggiustabile e personalizzabile, ma se uno vuole andare in gara allenandosi 2 volte e facendo un pasto sgarro a settimana si deve rivolgere altrove in quanto io non sono in grado di farlo.

Anche all’interno della squadra agonistica vengono applicate marce differenti. Il novellino che ha un grande potenziale e che deve essere motivato a solcare il palco per fare una bellissima figura ed iniziare ad impratichirsi a tutti gli stress pre gara più che altro con la visione di una vittoria futura, verrà trattato diversamente da chi questo percorso di maturazione lo ha fatto e adesso è pronto per vincere. Insomma, se vuoi andare in spiaggia è un conto, se vuoi gareggiare è un altro, se vuoi vincere è un altro ancora. Con un mio atleta ho programmato Rimini 2017 a dicembre 2015.

Lui può vincere (faccio le corna) e la preparazione è durata 18 mesi, in tutto questo lasso di tempo gli unici allenamenti mancati sono stati quelli degli scarichi programmati e l’ultimo pasto sgarro è stato a fine settembre 2016. Insomma… da dicembre 2015 a giugno 2017 ci sono stati solo 6 pasti sgarro… speriamo che sia veramente competitivo…

Non vi dico della preparazione di Matteo Mazzotti per l’italiano che ha vinto nel 2016 e per il mondiale che andrà a fare a Novembre 2017.

Ci sono secondo te differenze fondamentali tra l’allenamento di una donna e quella di un uomo, o sono solo finezze e piccoli accorgimenti che cambiano ?

Bè… sicuramente una donna deve approcciarsi all’allenamento maschile molto più di quello che si pensi. Ma l’allenamento femminile è ovviamente molto diverso da quello maschile. Innanzitutto per il loro ciclo mestruale che le porta ad essere anaboliche per 2 settimane e cataboliche per altre 2. Per esperienza ho visto che in realtà la differenziazione degli stimoli allenanti ed alimentari in base all’andamento ormonale è utilissimo e costruttivo, ma solo per un 30-35% delle donne. Per le altre è tutto uguale.

Poi la propensione all’adattamento veloce e le problematiche di cellulite sono 2 cose che cambiano parecchio il loro allenamento. A livello emotivo l’uomo deve sfogare l’aggressività data dagli ormoni maschili e l’allenamento con i pesi è fantastico per livellare i livelli umorali, di contro, la donna proprio per una differenza ormonale dovrà fare attenzione a non essere depressa dall’allenamento stesso, quindi per lei il termine “stimolo” sarà ancora più importante.

Quali sono secondo te le cose che le gare “didatticamente” insegnano agli atleti, e che chi non gareggia non può comprendere ?

Qui sfondi una porta aperta. Io dico sempre che non ho inventato nulla (ed è vero) ma qualcuno mi vede come un “innovatore” perché per la prima volta si vede un approccio olistico nel body building. La verità è che io ho portato una cosa di un altro mondo in questo nostro ambiente. Ho sempre cercato di dare un significato a queste preparazioni, il mese prima della gara faccio sempre a chi debutto questa domanda: che significato ha per te questa gara il lunedì mattina quando vai al lavoro?

Perché se non ha un significato vero ed utile alla vita di tutti i giorni diventa solo una passerella dove il nostro ego va a nozze. Ci sono persone che in una preparazione sono passati dall’anarchia personale alla disciplina ferrea in un passaggio graduale e progressivo, e questa disciplina se la sono portata sul lavoro, in famiglia, nei rapporti e la qualità di vita è migliorata.

Dico sempre che chi è rigido ha bisogno di elasticità e chi è lasso ha bisogno di fermezza, ecco questo deve insegnare la gara, l’equilibrio, perché solo se sei in perfetto equilibrio puoi pensare di estremizzare, e non il contrario.

Un’altra cosa che la gara deve insegnare è il concetto di team… non intendo l’SBB team, ma il team personale che ogni atleta deve avere, la moglie/marito, i figli, gli amici, i colleghi, i famigliari, se non c’è aiuto e complicità la gara non è crescita, ma supplizio che serve solo a tappare buchi emozionali e non ad aprire spiragli di vita migliore.

Chi non gareggia non capisce che il palco, se affrontato in questa maniera diventa una sorta di rituale di passaggio dal vecchio al nuovo con un imprinting emozionale fortissimo.

Qual è il tuo approccio all’alimentazione ? Credi che il grosso sia dato da bilancio calorico e macros, o attribuisci alla scelta dei cibi, al timing ed all’integrazione una grande importanza ?

Allora… l’alimentazione è un mondo molto più complesso di quello che la massa delle persone creda. Io credo in tutte quelle cose che hai esposto sopra, ovvero: bilancio calorico, macro’s, scelta dei cibi e timing.

Solo che per me l’ordine d’importanza è diverso da quello che sento da alcuni miei colleghi. Premetto che passare da un 10 ad 7% di grasso è relativamente semplice, ma passare da un 7 ad un 4% senza perdere massa magra tutto diventa più complesso.

Dopo questa premessa, la mia piramide parte con la biochimica alimentare come base, poi a salire in ordine di minore importanza, il bilancio calorico, i macro’s ed infine il timing. In poche parole, sta storia dell’IIFYM mi sta un poco sulle scatole, o meglio, troppa gente la travisa e si alimenta solo in base a kcal e macro senza guardare la qualità di quello che mangia. Posso dire che per raggiungere i livelli di definizione inauditi che si vedono adesso sui palchi NBFI o AINBB, questo fattore è fondamentale.

Poi il conteggio calorico, la suddivisione dei macro e la relativa suddivisione nel tempo della giornata DEVE essere a supporto di tale strategia. Diciamo che per un agonista questi fattori sono TUTTI fondamentali quando ci si avvicina alla gara, un po’ meno off season. Molto importante per me sono anche la scelta dei cibi e gli abbinamenti, ma questi sono più importanti nell’ultimo mese vicino alla gara. In poche parole la chimica alimentare, nel lungo tempo, è un autentico FARMACO per l’atleta.

In generale che ne pensi del mondo degli integratori ? Sei concorde con l’idea che il 90% di quello che si trova nei negozi è puro marketing dalla dubbia utilità, o credi che l’integrazione abbia un ruolo molto importante?

L’integrazione secondo me è poco utile, ma per certi versi molto pratica. Per il 99% delle persone inutile, ma paradossalmente è più fruibile al ragazzino che non mangia carne perché gli fa schifo che all’agonista che ha una alimentazione iper controllata.

Tuttavia con una buona integrazione si può ottenere un 1-2% in più sul risultato finale, che visto così potrebbe essere irrilevante, ma messo su un contesto agonistico, spesso un 1% in più determina vittoria o medaglia di legno. Quindi l’integrazione è utile…. Ma non è di cero magia !!! chi crede che sia tale sta perdendo l’occasione di migliorarsi nel profondo.

Hai un aforismache rispecchia il tuo approccio alla vita che vorresti condividere?

Ti condivido una frase che ho scritto e hanno pubblicato su Olympian’s News e che è un po’ il mio modus vivendi.

“I vittoriosi si fanno con le coppe… I vincenti con più coppe… i campioni sono coloro che con il loro esempio hanno ispirato altri campioni… LASCIATEVI ISPIRARE !!!”

Grazie della disponibilità ed in bocca al lupo!

Grazie a te Domenico della grande opportunità che mi hai dato. Felice di essere utile al cambiamento di un mondo che non aveva bisogno d’altro che di informazione come quella che tu stesso proponi.

Spero presto di poterti conoscere di persona al più presto.