powerlifting

Oggi ho il piacere di intervistare Enrico Bomboletti, atleta campione italiano e coach di powerlifting e preparatore atletico. Qui trovate il suo blog.

Ciao Enrico e grazie per aver trovato il tempo per questa intervista!

Grazie a te Domenico, è un piacere.

Ci fai un’introduzione al tuo percorso sportivo e formativo-professionale?

Classe 1970, comincio l’allenamento con i pesi da adulto e in terribile ritardo (24 anni), prima di allora il nulla assoluto nei 10 anni precedenti. Da bambino qualche anno di nuoto e ginnastica artistica dagli 11 ai 14 anni avendo avuto un professore delle medie decisamente illuminato; con tanti sacrifici e passione mise su un doposcuola che ogni istituto si sognerebbe anche oggi (grazie prof. Minerva).

Per quanto riguarda i pesi sono stato decisamente fortunato: il mio primo incontro con il bilanciere è stato grazie a Antonietta Orsini (per la quale non credo siano necessarie presentazioni) che a quei tempi si allenava e lavorava presso la palestra in cui ero iscritto. Solo qualche mese più tardi il suo allenatore diventò anche il mio: Sandro Rossi, attuale Presidente e atleta master pluridecorato, al quale devo gran parte dei miei successi sportivi.

Ho gareggiato sempre e solo in FIPL dal 1994 al 2010 tra le fila della SS Lazio Powerlifting 1900. I maggiori risultati conseguiti sono stati due campionati italiani vinti, uno nel 2006 nella cat. -100 ed uno nel 2010 nella cat. -110 (categorie di peso poi modificate dopo il 2011), con un personale di 320kg di squat che mi è valso come record italiano M1. Sempre nella SS Lazio mi sono occupato insieme a Sandro dell’allenamento delle nuove leve, questo indicativamente fino al 2010.

La mia formazione professionale principalmente è rappresentata dal percorso formativo in FIPE, sia con i corsi di qualifica per personal trainer che con i corsi monotematici che la Federazione propone. Terminato questo ciclo, che si concluderà con l’esame NSCA ad ottobre di quest’anno, sto prendendo in considerazione la possibilità di iscrivermi a scienze motorie, più per  cultura personale che per la ricerca di una certifica o riconoscimento. Nel nostro lavoro la formazione deve essere costante e va di pari passo con il lavoro “sul campo”. E’ proprio grazie a questo, con gli allenamenti collettivi di squadra e con quelli svolti con atleti di altri team, che penso di aver sviluppato e ampliato le mie doti di atleta e allenatore.

Qual è la tua opinione sull’ambiente “Pesi” italiano? Dalle comuni palestre, ai box crossfit, le palestre di Powerlifting... livello dei praticanti, livello dei tecnici, delle strutture ?

E’ una domanda che richiederebbe molto tempo per una risposta esaustiva. Premesso che lavorando in modo esclusivo come allenatore e personal trainer in un unico centro fitness della capitale, non ho l’opportunità di confrontarmi con molte altre realtà. Vedo che si tratta di un mercato in espansione che secondo varie fonti statistiche è uno dei pochi settori che non risentirebbe in modo diretto di questi anni di crisi.

Per quella che è la mia esperienza  la situazione sembra migliorata da dieci anni a questa parte; se pensi che fino a non tantissimi anni fa molte sale pesi non avevano nemmeno i rack per fare lo squat in sicurezza, ora siamo arrivati al punto in cui tutti sanno cos’è uno slancio e uno strappo, direi che l’evoluzione mediatica che c’è stata, grazie all’arrivo del crossfit è alla stregua di un cambio epocale. Fino al 2005/6 al festival del fitness come novità venivano presentate solo quelle riguardanti le lezioni coreografiche di sala, ora ci sono una serie infinita di attrezzi, attività e competenze personali che vengono messe in gioco, ampliando l’offerta e rendendola sempre più valida.

E rispetto alle realtà estere, come collochi l’italia? E’ nella media, all’avanguardia o è rimasta indietro?

A livello tecnico credo siamo al passo con le altre realtà, anche se ancora subiamo molto l’influenza delle scuole più blasonate (usa, europa dell’est, nord europa), ma almeno per quanto riguarda il powerlifting viviamo un periodo di massima diffusione e interesse, anche se secondo me siamo ancora distanti dal creare una “scuola italiana”. Per quella ci vogliono dei campioni che siano rappresentativi anche in contesti internazionali ed al momento, anche se qualcosa si stà muovendo, siamo ancora troppo discontinui.

Il weightlifting anche grazie al crossfit, vive un un periodo che mai prima d’ora in Italia aveva portato all’attenzione del grande pubblico questa disciplina. E’ stato fatto tanto sia per l’uno che per l’altro dalle rispettive sigle federali e il pubblico, anche del  mondo fitness, ha accolto in modo favorevole entrambi gli sport.
A livello di strutture siamo ancora molto indietro, ma è solo questione di tempo; la domanda si sta direzionando sempre più verso chi da la possibilità di praticare attività che coinvolgono l’utilizzo del bilanciere.

Da docente, credi che ci sia bisogno di un miglioramento nella regolamentazione e nella qualità dei personal trainer ed istruttori delle varie discipline ?

Aver partecipato a dei seminari in qualità di ospite non fa di me un docente, quindi lo prendo come un complimento J. In realtà la regolamentazione è solo una questione di tutela e riconoscimento per noi che svolgiamo questo lavoro, e ben venga se fatta con le giuste considerazioni. All’utente finale delle nostre qualifiche interessa poco, contano i risultati che gli facciamo ottenere. Ritengo l’esperienza personale fondamentale; non si può insegnare qualcosa che non si è provato sulla propria pelle.

Un background agonistico nell’ambito delle discipline che vedono l’utilizzo dei sovraccarichi fornisce sempre una marcia in più a chi lo possiede; poi è vero che un buon atleta non necessariamente è anche un buon allenatore, ma tra le due qualità la prima è sicuramente più spendibile: imparare ad allenare qualcuno  è un percorso di continuo apprendimento. Non ricordo quale autore americano ha scritto che c’è un tempo per fare l’atleta e uno per fare l’allenatore, ogni finestra temporale va aperta al momento giusto; attualmente il rischio è che quella dell’allenatore venga spalancata troppo presto, magari quanto quella dell’atleta è ancora socchiusa. powerlifting

Ritroviamo spesso una polemica di fondo tra Body Building e Powerlifting, spesso immotivata. Secondo te quali sono le differenze inconciliabili tra le due discipline e quali inveci i punti in comune, e cosa una disciplina potrebbe mutuare e sfruttare vantaggiosamente dall’altra ?

Mi rendo conto che più invecchio e meno sono disposto a seguire i battibecchi social derivanti da atteggiamenti testosteronici da piagiatori di tasti. Io ho sempre avuto un ottimo rapporto in tutte le palestre che ho frequentato con tutti i generi di atleti che le popolavano.

Con tutti c’è sempre stato il massimo rispetto e apprezzamento dell’attività praticata. Mi è capitato in allenamento di scambiare conversazioni con tanti  nomi del bodybuilding romano, non mi è mai capitato di fare discussioni o polemiche, c’è sempre stato apprezzamento e stima reciproca.
Credo che come per tutte le cose dipenda dalla maturità di ognuno, e purtroppo i social tirano fuori il peggio dalle persone che maggiormente si lasciano condizionare, che non sono padrone del mezzo, o di una comunicazione efficace.

Io parto sempre dal presupposto che attività di muscolazione in palestra non vuol dire bodybuilding; il bb è un'altra cosa, e per quanto a me possa piacere o possa seguirlo in alcune metodiche o principi, non ne sono mai entrato in contatto in modo approfondito. BB e PL sono due sport diversi, hanno necessità di avere dei punti di contatto? Si, no, forse. A me il bodybuilding piace, ammiro chi lo pratica ad alti livelli, mi piacerebbe avere le doti sia genetiche che mentali per una disciplina del genere ma il mio cervello credo sia settato per fare altro, che magari a me risulta più semplice, per un bodybuilder invece potrebbe non avere senso.
Tornando a quanto scritto sopra per me la differenza di base è con chi sei abituato a confrontarti (dal vivo intendo); i veri campioni li riconosci anche perché alla base hanno un’autostima consolidata e non hanno necessità di parlare male dell’avversario o di polemizzare su altri sport, sia dal vivo che sui social.

Senza entrare nel dettaglio è palese che entrambe le discipline possono mutuare elementi l’una dell’altra, chi dice il contrario che rimanga pure nel suo recinto protetto con il paraocchi e la catena al collo. Mai come adesso, nella divulgazione delle informazioni, atteggiamenti di chiusura decretano il fallimento di un idea o di un’opinione;  dare i propri 2cent per l’ambito che ci compete e voler insegnare qualcosa a qualcuno che non si è mai fatto, sulla base di preconcetti o supposizioni, sono due cose ben distinte.

Secondo te, quanta correlazione c’è tra la prestazione e lo sviluppo fisico di un soggetto ?

Molto. A tale proposito mi viene in mente l’esperienza agonistica di un mio amico, Massimiliano Buccioni, del quale ho avuto la possibilità di vedere dal vivo l’evoluzione a livello atletico nel corso degli anni. Massimiliano è cambiato fisicamente man mano che le sue prestazioni e la sua tecnica miglioravano, mantenendo sostanzialmente lo stesso peso corporeo.
Si è trasformato da ingegnere nerd a….ingegnere nerd grosso e forte J. Al momento uno degli atleti master1 più interessanti nel panorama del PL italiano.

Quali sono secondo te le caratteristiche fondamentali che un atleta deve avere per essere vincente ?

Non ricordo chi ha detto che l’atleta vincente, il campione, di solito non è mai una bella persona. In parte è vero. Un atleta vincente va dritto alla meta noncurante di coloro che ha intorno. Una forte dose di egoismo ed egocentrismo, sono i caratteri distintivi che maggiormente riconosco nelle persone che inquadro come “vincenti”. Questo però non vuol dire che il campione passa su tutto e sopra tutti come uno schiacciasassi, ma la determinazione che possiede nel perseguire l’obbiettivo viene in risalto prima di tutto. Il piacere per la competizione e la voglia di affermarsi sull’avversario, sono elementi caratteristici e fondamentali.
Io ad esempio ho sempre fatto fatica ad inquadrarmi in questa modalità.

Ritengo di essere stato un atleta molto esigente nei propri confronti, ma non mi sono mai identificato come una persona competitiva. Ecco, il powerlifting forse mi è venuto un po’ in contro, facendomi percepire la sfida sempre e solo con me stesso. Quando andavo in gara nemmeno volevo sapere come era l’andamento dello scoresheet, da me pretendevo solo i numeri che avevo nella testa, se poi erano numeri vincenti tanto meglio. Quando ho deciso di abbandonare la pedana, entrato da poco nei master1, ero sereno e soddisfatto di quanto ottenuto; sapevo che per avere ancora di più avrei dovuto continuare a pensare al pl 24/24h come avevo fatto fino a quel momento, e non ero più in grado di poter dedicare questo tempo alla passione che mi aveva forgiato negli anni precedenti.

Quanta importanza attribuisci alla genetica cioè al “talento naturale” nell’ottenere risultati importanti nello sport ed in particolare nel PowerLifting ?

Determinante. Se hai le braccia corte avrai sempre come bestia nera lo stacco e come amante la panca piana, su questo non ci piove. Ciò non significa che non si possano ottenere comunque dei buoni risultati, anche se come me si hanno le ossa mischiate e i muscoli messi li a casaccio.
Tutti gli sport praticati ad alto livello hanno una componente genetica e una mentale molto forte; quella genetica è facilmente visibile ad occhio nudo. Gli sport “di bilanciere” (PL WL BB) cominciano ad essere praticati in età adulta o adolescenziale, a differenza di tutte le altre attività sportive alcune delle quali anche in età prescolare. L’orientamento che il fisico ha preso a quel punto ci permette già di fare delle valutazioni sulla predisposizione o meno per un dato sport.

La componente mentale invece è più complessa ed è quella che veramente può essere allenata. Quando i due elementi collimano ai massimi livelli sullo stesso soggetto ecco che assistiamo alla nascita del campione. powerlifting

Quali sono secondo te le caratteristiche fondamentali di un preparatore di successo ?

Esperienza. Aver provato e sperimentato su di se quello che si propone, conoscere le sensazioni che prova l’atleta quando è sotto il bilanciere.

Empatia. Riuscire a entrare in contatto con la parte emotiva dell’atleta, saper esattamente quali sono i suoi desideri e dove vuole arrivare, capire quali sono eventualmente gli ostacoli emotivi che lo frenano dal raggiungerli.

Comunicazione assertiva ma senza sminuire l’autorevolezza e la propria autorità.

Quali sono secondo te le principali motivazioni che portano un atleta al fallimento dei propri obiettivi ?

Una sola: la paura.

Che formazione consiglieresti ad un giovane aspirante preparatore atletico ? Università? Corsi di formazione ? Gavetta  ed esperienze ?

Tutti e tre gli step da te citati sono fondamentali. Secondo me l’ideale sarebbe riuscire a portarli avanti contemporaneamente. Fare un corso di qualifica per iniziare a lavorare in sala, e allo stesso tempo frequentare università e pagarsi altri corsi di qualifica.

Lo so che è difficile  ma se scegli di intraprendere questa professione, sai già in partenza che non potrai mai acquisire tutte le competenze necessarie nei primi anni di esercizio. Il tempo extra che si dedica alla formazione e il lavoro in sala danno tanto, pensa solo al materiale umano che hai a disposizione quando fai un programma di allenamento; è li che puoi mettere in pratica le tue conoscenze e i tuoi studi, puoi metterti alla prova e sperimentare come in un grande laboratorio. Il solo studio, senza la possibilità di mettere in pratica quello che viene assimilato, è un limite enorme.

Cosa ne pensi delle realtà online che stanno sbocciando negli ultimi anni per quanto riguarda l’allenamento? Aiutano ad alzare il livello medio di conoscenze e consapevolezza, o generano confusione eccessiva ?

Quando ho cominciato ad appassionarmi a questo mondo e documentarmi da autodidatta c’erano a disposizione solo alcuni (pochissimi) testi sull’argomento, la maggior parte dei quali di autori americani. Avere vent’anni adesso ad avere a disposizione una quantità infinita di possibilità di confronto tramite internet, è una cosa che invidio tantissimo a chi ha quell’età e comincia ora il suo percorso di crescita.

E’ vero che il pericolo di incappare nella disinformazione è alto, ma è anche vero che  se sei realmente appassionato e curioso, leggi di tutto e impari a scegliere. Nel nostro paese una svolta decisiva c’è stata sicuramente con il blog di Paolo Evangelista, il dangerous fitness degli albori mutato poi in smartlifting. Come si può non essere riconoscenti ad Ironpaolo per aver alzato l’asticella cosi in alto e reso fruibili concetti difficili da masticare anche ai più sgamati.
Immagina cosa possa voler dire per un quasi trentenne appassionato di powerlifting alla fine degli anni 90, scambiare delle mail chiedendo pareri sul proprio allenamento con colui che ha segnato la maggior parte delle tue ore passate in palestra. Alcuni miei post nella sezione Q&A di elitefts pubblicati e commentati da Dave Tate. Ci si può gasare di più? Ecco, internet ha fatto questo: ha messo in contatto appassionati di tutto il mondo per ampliare maggiormente le conoscenze di ciascuno. Da cosa nasce cosa, e le idee interessanti non tardano ad essere notate.

A tale proposito nel mio blog che curo assieme a Valerio Vaccaro abbiamo pubblicato alcuni articoli che sono stati letti e ritenuti interessanti, al punto che uno di questi è stato pubblicato su Strength & Conditioning (organo di stampa di divulgazione scientifica della FIPE). Sempre a complemento di quanto  disponibile c’è stata data la possibilità di scrivere un libro sugli argomenti in esso trattati, tutto questo 20 anni fa non sarebbe stato cosi immediato.

Qual è il tuo approccio all’allenamento ? E quali sono stati gli eventi formativi e le esperienze che più hanno contribuito a formarlo ed evolverlo nel tempo?

Nel corso della mia carriera agonistica ho  provato diversi metodi di allenamento; la base, e quello al quale sono più affezionato, è sicuramente il Westside, quello che mi ha dato la possibilità di vivere a pieno questo sport. La programmazione coniugata che è il fondamento di questo sistema è tanto semplice quanto efficace, anche se nel corso degli anni l’ho sempre più personalizzata. Poi Sheiko, Smolov, bulgaro, altri metodi di derivazione westside… e poi diventi talmente bravo che te li fa da solo J. A parte gli scherzi, il bello di mettere in pratica in modo puntiglioso ogni singolo programma di allenamento dei grandi nomi del mio sport è che col tempo impari sempre più a conoscerti meglio. Sai cosa sicuramente funzionerà per te, cosa ti farà stare male ma ne varrà sicuramente la pena, cosa funziona ma non avrai mai la testa per seguirlo, e quello dal quale è meglio stare alla larga.
Avere tutti questi feedback su se stessi permette anche di approcciarsi meglio agli atleti che segui; i programmi non vanno semplicemente somministrati; perché risultino efficaci occorre anche saperne spiegare le logiche che ci sono dietro. Un atleta consapevole di ciò che sta facendo è sicuramente più cosciente delle proprie capacità e potenzialità.

Hai un aforisma che racchiude la tua filosofia di vita che vuoi condividere ?

Mah non sono molto propenso agli aforismi, forse uno che ha contribuito anche a farmi conoscere è quello di Dave Tate su “The big Woof”, articolo del quale per primo in italia feci la traduzione e che divenne un tormentone sui forum di allora, AOS in primis (per chi non sa cosa fosse, Ardus On Strength….per inciso, una volta per tutte, Ardus non era un mio fake):
“La nostra passione ha costruito il nostro carattere e il nostro carattere ci definisce come persone. Non perdete mai la vostra passione”.

Grazie mille per la disponibilità ed in bocca al lupo per i tuoi progetti!

Grazie a te, è stato un piacere.