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Questa volta ho il piacere di poter intervista Matteo Picchi, bodybuilder natural agonista,laureato in scienze motorie, allievo del Professore Filippo Massaroni, Personal Trainer, ed in generale uno dei tecnici-atleti di questo mondo più appassionati e validi che conosco.

Legenda :
DA = Domenico Aversano
MP= Matteo Picchi

 

DA : Ciao Matteo è grazie per la disponibilità a scambiare quattro chiacchiere!
Partiamo con una introduzione : ci racconti come ti sei appassionato al mondo dell’allenamento, e come si è evoluta la tua carriera sia professionale e di studi che di atleta?

MP : Il piacere è tutto mio Domenico. Apprezzo infinitamente il lavoro che fai e la passione profusa, nel mio piccolo sono felice di poter contribuire.
La mia storia è abbastanza inusuale.
Molti di quelli che si approcciano al body building sono sportivi costretti, spesso da infortuni, alla riabilitazione in palestra, che rimangono poi innamorati delle splendide sensazioni che i pesi possono regalare. Un amore che può nascere dalle pagine dei fumetti, dagli occhi sognanti che divorano le varie riviste di settore o dalla volontà di voler somigliare al proprio idolo del cinema.
Io non appartengo a nessuna delle categorie sopra descritte.
A sedici anni le mie giornate passavano tra patatine e dolciumi, davanti a videogames e modellini. Il mio fisico ne era la prova.
Quasi novanta chilogrammi di morbidezza e una lipomastia evidentissima che mi ha precluso l'abbronzatura (e i rapporti sociali in generale) fino ai vent'anni.
Insomma, ero il classico sfigato di turno, vittima dei bulletti della scuola, che me le suonavano di santa ragione.
Il tutto fino a che non mi iscrissi per la prima volta in palestra.
Fu un mese intensissimo...finché non decisi di mollare, dato che era veramente troppo intenso!
La fatica non faceva per me, nonostante le mie due/tre sedute a settimana si alternassero tra cyclette e qualche serie di chest press.
Non avevo il fisico.
Eppure, in una non precisata estate, qualcosa in me cambiò.
Non so da dove venne esattamente quell'impeto, ma decisi di sfruttarlo e feci tutti gli errori che la persona più sprovveduta del mondo potrebbe compiere.
Dalle corse disperate a digiuno -con tanto di buste di plastica avvolte attorno alla vita- all'eliminazione quasi totale di carboidrati e grassi dalla dieta.
Sì, lo so, ma ero giovanissimo e se solo ci fosse stato internet...avrei potuto fare molte più caxxate.
Persi decine di kg in pochi mesi e per cercare di recuperare dalla clamorosa perdita di tono della pelle, tornai in palestra, questa volta discretamente motivato, anche grazie alla presenza di un caro amico.
Amico che decise di non presentarsi più proprio a partire dal giorno in cui versai la quota per l'annuale.
Rimasi da solo, io e i pesi.
Visto che avevo sempre saputo coltivare con profitto la solitudine, quel giorno fu l'inizio di qualcosa di più grande.
Pian piano cominciai a vedere i primissimi risultati e alla soglia dei vent'anni ero già un bel torello. Avevo recuperato tutti i kg persi e cominciavo ad avere le sembrianze di un vero palestrato!
Grazie a questa fiorente passione, decisi di iscrivermi al corso di scienze motorie presso la facoltà di medicina e chirurgia di Roma Tor Vergata, dove mi laureai nell'ottobre del 2012.
Finiti gli studi e spronato dagli amici, mi lanciai nella tragicomica avventura dell'agonismo, facendo il mio esordio nel giugno del 2013 al GP One Way Fitness IFBB, con un quarto posto negli under 23.
Percorso soffertissimo, date le mie limitate conoscenze pratiche in ambito di dieta ed allenamento mirate ad una gara di culturismo, che mi ridussero alla fame e alla stanchezza (quella vera), ma che non bastarono a buttarmi giù. Tutte le mie successive esperienze agonistiche furono nella AINBB, con la quale gareggio dal 2014 nella quale ho disputato 7 competizioni e 3 campionati italiani.

DA : Hai avuto la fortuna di poter studiare con il professore Filippo Massaroni, come ha influenzato il tuo sviluppo e la tua forma mentis ed approccio a tutto ciò che ruota in questo mondo?

MP : Filippo è stato per me più di un professore ed insegnante.
Quando lo incontrai a lezione, per la prima volta, non riuscivo a credere ai miei occhi. Non penso di essere mai mancato nelle sue ore, né di essermi risparmiato qualsiasi domanda mi frullasse per la mente.
Nel 2012 mi laureai con una tesi sulla metanalisi dei sistemi di allenamento della forza massimale, per la quale mi fece da relatore. Dal 2013 collaboriamo per il progetto di Resistance Training (www.resistancetraining.it).
Chi lo conosce solo attraverso i social, sui quali fa raramente capolino o per i suoi trascorsi agonistici, ha potuto apprezzare solo quella che è la punta dell'iceberg di una persona magnifica e senza peli sulla lingua.
Devo a lui e ad Elpidio Amoroso, tecnico di infinita capacità e competenza, tutto quello che so sui pesi.
Filippo è una persona estremamente intelligente, non solo un Mr Universo e fidatevi che è più culturista lui a sett'antanni che tanti giovanotti titolati.
Potrei parlarvi per ore dei suoi aneddoti, delle lezioni di pose, dei suoi allenamenti con Nubret e dei mancati appuntamenti con Schwarzenegger, ma sarò buono e ve li risparmio...almeno per adesso.

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DA : Ci dai una tua panoramica sulla fotografia attuale del mondo del bodybuilding, sia quello classico che quello natural che sta crescendo ultimamente?

MP : Credo che per quanto riguardi il body building 'classico', le cose siano rimaste pressoché immutate negli ultimi anni.
Forse a causa del mio scarso interessamento riguardo il culturismo praticato 'a certi livelli', noto una ricercata stasi, soggetta solo parzialmente a variazioni significative e mai scossa alle fondamenta. D'altronde abbiamo campioni ogni anno più impressionanti per volumi e definizione e squadra che vince...
Per quanto riguarda il panorama 'natural',invece, la rivoluzione è palese e tutt'ora in atto.
Quando esordii in IFBB nessuno voleva credere fossi natural. Non perché mi presentai in una forma tale da destar sospetti (anzi), ma semplicemente perché chiunque si approcciasse all'agonismo non poteva non essere prima passato al 'lato oscuro'.
Da pochi anni a questa parte, invece, ci troviamo davanti atleti mostruosi e incredibilmente completi e nessuno che dubiti della loro naturalezza.
Le competenze tecniche e pratiche hanno indubbiamente fatto passi avanti considerevoli.
Si può effettivamente parlare di evoluzione quindi? Direi di sì, con tutti i pro e i contro.
C'è sempre il rovescio della medaglia.
Secondo voi il marketing becero ed ipocrita è natural o doped?

DA : Quali sono i consigli fondamentali che daresti ad un giovane che inizia ad approcciarsi adesso a questo mondo? Anzi,meglio ancora, che daresti al te stesso di 10anni fa...?

MP : Guardandomi indietro mi rendo conto di quanto fortunato sia stato ad essere...sfortunato!
Le condizioni disastrose dalle quali partivo, così come la voglia crescente di porvi rimedio e la mancanza totale di una guida nei primi delicatissimi anni di allenamento, mi hanno portato a compiere ogni genere di errore.
Sbagliando si impara...e io ho imparato tantissimo!
Ai giovani dico: non abbiate paura di sbagliare, abbiate paura piuttosto della tendenza nel cercare la formula magica, la soluzione definitiva e repentina a tutti i vostri problemi.
Per una mente vivace non c'è tempo perso, ma solo tempo investito.
I social hanno una potenzialità immensa, nel bene e nel male. Il confronto è alla base della nostra disciplina, ma quando sono troppi i galli a cantare, non si fa mai giorno.
Cercate di fare il vostro meglio e non quello altrui e soprattutto, abbiate infinita pazienza.

DA : Da agonista di Bodybulding Natural, quanto credi siano distanti i mondi del natural bodybuilding da quello doped? Cosa ogni mondo può attingere dall’altro e cosa invece deve non assolutamente assolutamente guardare?

MP : Credo che alla base ci sia la stessa passione, la stessa voglia di migliorare, la stessa incapacità di accontentarsi.
Tralasciando i pro e i contro che i supporti farmacologici offrono a chi ne fa uso, per i quali nutro una sudata ignoranza, rimangono due mondi paralleli.
Non mi sono mai allenato pensando per ' diventare come Arnold', ma mi alleno per tirar fuori il meglio da me, come fece lui con sé stesso, a prescindere da circonferenze e volumi.
Duro lavoro, volontà e una continua necessità di mettersi in gioco, ma la speranza che le strade si incrocino in un fine comune è utopica. Chi ne soffre può abbandonare la via vecchia per quella nuova, dalla nostra parte non c'è più posto per lamentosi, insoddisfatti e invidiosi.

DA : Qual è la tua forma mentis ed approccio alla cultura fisica? Proprio parlando di forma mentis che dovrebbe avere secondo te un culturista, a prescindere dalla parentesi agonistica.

MP : Un lento affrettarsi.
Il culturismo è fatto di abitudini e routine, di un incessante ripetersi di azioni, tutte identiche e allo stesso tempo sempre nuove.
Chi non ha pazienza è fuori dai giochi, chi non si gode il viaggio perché impaziente di giungere alla meta, è destinato a patire ogni singolo viaggio di questo infinito percorso.

DA : Iniziamo a parlare ora di allenamento.
Sei uno degli atleti natural forse più tecnici del panorma italiano attualmente, e forte sostenitore della variabile “frequenza”.
Ci dici come la strutturi e la periodizzi, in relazione a carenze e punti forti e variazione dello stimolo?

MP : Ripartire il lavoro tra punti di forza e carenze è come camminare in bilico su una corda sospesa.
Tralasciando analisi funzionali e strutturali alla base di determinati deficit muscolari, uscire dalla zona di comfort e stravolgere la propria routine è spesso la soluzione di cui si ha bisogno per cominciare a cambiare veramente le cose.
Il primo passo è ripartire il volume settimanale sui distretti che ne hanno più necessità e non incrementarlo in maniera indiscriminata.
Il passo successivo è aumentare la frequenza. Alcuni gruppi non soffrono allenamenti serrati e se sono punti deboli e la cosa va sfruttata assolutamente a nostro vantaggio, sugli altri va strutturata una periodizzazione che differisce in base alla causa del deficit.
Se è l'intensità stimolo ad essere insufficiente, meglio periodizzare soltanto il numero di ripetizioni, mantenendo invariati resistenza ed esercizi, in modo tale da familiarizzare con carichi e movimento, quando invece si possiede buona forza e tecnica, ma il muscolo stenta ancora a rispondere, meglio giocare più di fino, con una scelta oculata degli esercizi in base alla sessione di allenamento, optando per l'utilizzo di tecniche di intensità adeguate nella seduta pesante.
Personalmente, soprattutto in periodo precontest, tengo una frequenza molto alta su deltoidi, polpacci, addome, cosce e glutei, arrivando anche a stimolarli più volte al giorno.

DA : Parliamo di volume. Si dice sempre che il natural deve stare con il freno a mano tirato, perchè se no rischia di fare troppo e scoppiare. Io non sono molto d’accordo, ma vorrei sentire la tua argomentazione su questo parametro. Quale può essere per te un volume settimanale consono per i vari gruppi muscolari, e quale un volume “sistemico” di riferimento?

MP : Un mesomorfo regge bene dalle 60 alle 80 serie settimanali, contestualizzate in set di lavoro con il 75-80% 1 RM.
Questo rimane un parametro di riferimento estremamente vago, dato che l'inserimento di tecniche di intensità e l'estrema varietà nella personalizzazione dell'allenamento, rende qualsiasi linea guida totalmente inservibile, soprattutto quando si parla di avanzati.
Il troppo stroppia solo quando non si riescono a gestire i parametri necessari per una buona periodizzazione.
Vi dirò di più, è spesso il volume a salvare un natural dagli stalli in cui periodicamente ci si imbatte e se si tratta di neofiti, buoni volumi possono compensare alla mancanza di generare un'elevata intensità.
La quantità di lavoro per gruppo varia in base alle necessità, come detto in relazione alle carenze muscolari, ma non è raro che mi sia lanciato in sessioni incrediblmente voluminose, soprattutto per le cosce, distretto particolarmente sensibile all'alto volume. Set da dieci minuti di affondi in camminata sono la prassi negli ultimi mesi precontest e le 3 serie consecutive da 5' di pressa sono un mio marchio registrato.
Il peso è mezzo e fine,ma non va mai in giro da solo...

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DA : Massa sporcamassa pulita. In ambiente doped si spinge forte per gli estremi, grosse variazioni di peso tra off season e gara, in quello natural forse di estremizza in senso opposto con atleti che vorrebbero restare tirati tutto l’anno finendo per crescere poco e niente negli anni.
La tua opinione si da atleta ma sopratutto da coach qual è?

MP : Quando si parla di atleti avanzati o molto avanzati, cioè di soggetti che hanno ormai sviluppato buona parte del loro potenziale genetico in ambito ipertrofico, spingersi in periodi di massa nei quali si prendono molti kg si traduce poi soltanto in stress aggiuntivo nella successiva fase di cut, con il rischio di rompere quel precario equilibrio creatosi e di ritrovarsi addirittura peggiorati una volta tornati a certe percentuali di bf
In certi casi la soluzione migliore è di lasciarsi ad una fase di 'non cut', eivtando lo stress proprio dei periodi di restrizione calorica, ma abbandonando l'idea di prendere kg con la speranza che questi poi rimangano.
Le cose cambiano per atleti giovani o ancora acerbi. Quando l'ago della bilancia sale, in concomitanza aumentano anche energie e volumi, con la concreta possibilità di ritrovarsi infine con qualche muscolo extra in maniera più veloce ed indolore, rispetto ad approcci di lean bulk che a mio parere in determinati casi non hanno proprio senso di esistere, soprattutto quando stanno a mascherare casi di vera e propria anoressia atletica.

DA : Selezione degli esercizi e struttura individuale. Ultimamente va di moda generalizzare metodi,esercizi ed esecuzioni a tutti. Sappiamo che è un errore perchè nessuno ha le stesse capacità di un altro con tutto ciò che comporta. Però a volte si rischia di estremizzare in senso opposto e dare troppa attenzione ai dettagli e poca a quello che è la base. Tu cosa pensi su questo argomento?

MP : Esiste un tipo di panca, un tipo di squat e un tipo di stacco solo per chi non sa farli, per tutti gli altri ci sono solo necessità e opportunità.
Come hai detto, spesso si ragiona per estremi. Da sessioni monotematiche (e noiose) ad altre nelle quali si alternano dieci esercizi e una mezza dozzina di angoli di lavoro per uno stesso muscolo.
L'esercizio va scelto in base ad una necessità, deve essere strutturalmente adatto e performante, garantire una buona resistenza e un'adatta stimolazione del muscolo bersaglio. A questo possono integrarsi esercizi più specifici e complementari, il cui numero aumenta in maniera considerevole nel caso di atleti avanzati.
Quando vi diranno 'avete bisogno di questo per crescere', ringraziate e passate oltre.
E'il periodo dei guru del PL che cercano di ampliare la loro clientela sconfinando in ambiti che non li riguardano, con l'errata consapevolezza che condividere le stesse attrezzature li renda competenti. Non vi preoccupate, è una tendenza che non ha futuro.

DA : Concludiamo : hai un aforsima o una frase/pensiero significativo che esprime la tua personale visione di questo ambiente che vuoi condividere ?

MP : La culturia fisica è promessa mantenuta di salute fisica e mentale, di rigore e disciplina, di entusiasmo e volontà, di piccole rinunce che portano grandi guadagni. I muscoli sono solo all'ultimo posto, dopo un'infinità di fattori ben più meritevoli della nostra attenzione. Quando si invertono le priorità, allora di parla di body building.
Ringrazio infinitamente i lettori e Domenico, per l'opportunità datami. Tenete d'occhio questo ragazzo, farà strada.

2 thoughts on “Intervista – Matteo Picchi – Il mondo del culturismo – allenamento e riflessioni

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