squat

Questo articolo è la sintesi di questo video di Tom Purvis che ho sottotitolato e che spiega come le differenze nella struttura anatomica soggettiva tra le persone incidano enormemente sulla loro capacità di fare squat e di come le forze generate dall'esercizio si vadano a distribuire e stimolare i vari muscoli ed articolazioni interessati.

Il video è basato sul confronto tra due ragazzi con struttura totalmente diversa.

Prendiamo come riferimento una stance con larghezza dei piedi pari a circa quella delle spalle.

Il primo ragazzo ha un femore corto rispetto alla tibia ed un tronco più corto. Questo gli permette di eseguire uno squat mantenendo il busto verticale e scendendo facilmente sotto il parallelo.

Viceversa il secondo ragazzo è il classico longilineo con un femore molto lungo, più della tibia, ed un tronco allungato. Data la sua struttura fisica questo ragazzo ha enormi difficoltà a scendere sotto il parallelo e per farlo deve inclinare enormemente la schiena in avanti per spostare più avanti il centro di massa e non perdere l'equilibrio.

A parità di stance il movimento e i rapporti muscolari ed articolari fra questi due soggetti saranno completamente diversi.

Il soggetto brevilineo riuscendo a tenere un'ottima verticalità riuscirà con lo squat a stimolare bene i quadricipiti evitando eccessive tensioni al livello della zona lombare della schiena che potrebbero causare problemi ed infortuni.

Il secondo soggetto invece, a causa dell'estrema inclinazione in avanti, finirebbe per rischiare fortemente l'infortunio ed allo stesso tempo la stimolazione sui quadricipiti sarebbe minima - in proporzione rispetto agli altri gruppi muscolari interessati -  con molta più enfasi sulla catena posteriore ed in particolare i glutei e la muscolatura lombare.

Le cose possono cambiare variando la stance : allargando la distanza fra i piedi ed abucendo l'anca riusciamo a diminuire la distanza sagittale tra il ginocchio e l'anca (cioè la virtuale lunghezza del femore) ed in questo modo il secondo ragazzo ne guadagna in mobilità e riesce a tenere il busto più dritto.

Allargando ulteriormente la stance e ruotando esternamente ancora di più le gambe verso il piano frontale l'effetto è ancora maggiore.

Se il ragazzo longilineo utilizza dei rialzi sotto i talloni, riesce a migliorare ancora di più la sua mobilità e il suo  squat cambia completamente forma. Lui con questa esecuzione potrebbe avere un risultato simile a quella che il ragazzo brevilineo otteneva con una stance normalissima e senza rialzo.

Però con il rialzo sotto i piedi, le tibie del ragazzo longilineo vengono fortemente inclinate, non restando più verticali e ciò aumenta notevolmente le forze al livello patella-femore.

Da tutto ciò si evince come le esecuzioni non possono essere codificate e standardizzate per tutti quanti, ma è sempre l'esercizio a doversi adattare al soggetto e mai vice versa.

Gli esercizi non possono essere standardizzati e trattati con modo di fare assolutistico.

"Tutti devono fare Squat" è un errore, se non consideriamo il soggetto, chi è, come è fatto, che possibilità ha, che mobilità ha, quali sono le sue leve, la sua biomeccanica individuale.

Le strutture delle persone sono diverse e vanno rispettate perchè se ciò non succede, si va incontro a possibili infortuni e risultati sub ottimali.

 

Guarda anche questo video in cui Stuart MGill parla della differenza dell'articolazione Coxo-femorale tra le persone e come questa influenzi la capacità e la predisposizione a fare Squat.

 

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One thought on “Squat – Differenze individuali e sviluppo delle gambe – Tom Purvis

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