pesi

Paolo Evangelista è un pionere del mondo dei pesi su internet, con il suo blog ormai famosissimo : smartlifting.org ,  laureato in ingegneria elettronica e scienze motorie, autore del corso e del libro DCSS - sulla biomeccanica dell'allenamento e del Powerlifting che è stato riconosciuto come uno dei migliori sull'argomento persino dal leggendario allenatore di Powerlifting Russo Boris Sheiko.

Oggi ho fatto quattro chiacchiere con lui sul mondo dei pesi, la sua evoluzione storica negli anni, e i consigli per i giovani che sognano di lavorare in questo mondo.

DA : Ciao Paolo e grazie per la disponibilità a sostenere questa intervista!

PE : Grazie a te per l’opportunità, Domenico!

DA : Come prima cosa, ci dai una breve introduzione su di te?

PE : Faccio sempre fatica a dire qualcosa di me perché non credo di avere poi una vita così interessante da raccontare. Ho 48 anni. Ho fatto il Liceo Scientifico, mi sono poi laureato in Ingegneria Elettronica nel 1995, mi sono sposato nel 1996 appena mi sono sistemato con il lavoro, ho avuto una bambina nel 1999 e che ora tanto bambina non è più… nel 2004 ho iniziato a frequentare i forum tematici su Internet, nel 2011 è uscito il mio diabolico libro DCSS, nel 2015 mi sono laureato in Scienze Motorie e aperto una mia piccola palestra.

Credo di aver sintetizzato in maniera sufficientemente breve e pallosa quello che ho fatto…

DA : Come ti sei appassionato ai pesi, da quanti anni sei in questo mondo, quale è stato il tuo percorso di studi?

PE : Ecco questa è più interessante eh eh eh. Probabilmente si nasce con certe passioni. Da piccolo c’era chi giocava con le macchinine delle Ferrari, io giocavo con i modellini dei trattori. Mi ricordo, ed è un ricordo vivido anche se probabilmente avrò avuto meno di 10 anni, che una sera alla televisione, in bianco e nero e senza telecomando ovviamente, vidi tipo 10” di un qualcosa che mi colpì tantissimo: c’era uno di colore che aveva degli addominali da paura, dei quadrati che riusciva a contrarre facendoli muovere. Anni dopo capii che quello era Serge Nubret e che avevo visto 10” di Pumping Iron. Ne fui folgorato.

Non ho mai saputo giocare al calcio, nemmeno come portiere ah ah ah ma anche con quelli con la pala con cui io non ho mai avuto un felice rapporto, così ero il classico escluso dai giochi sotto casa, con mio sommo piacere perchè, come dire… due palle la palla. Però ero veloce.

A 16 anni ero già un nerd, avevo un Apple II e passavo i pomeriggi a programmare, come si faceva all’epoca, perciò Assembler e linguaggio macchina. Mi ricordo dei primi virus, e ne scrissi uno anche io, e funzionava anche. Però i miei, dato che ero davvero un recluso in casa, mi portarono a forza al Campo Scuola di Arezzo e lì scoprii che mi piaceva l’Atletica Leggera e la velocità. Fu una fortuna, perché sterzai verso lo sport.

Ho fatto Atletica, prima i 400 con 48”5 da Junior e poi i 100 e i 200 da Senior con 10”4 e 21”57 fino ai 23 anni, una esperienza bellissima che di fatto, anche se sembra il solito discorso pallosamente retorico sui valori dello sport, ha formato il mio carattere.

E poi i pesi: facevamo una valanga di pesi dopo l’allenamento. Cose rozze e senza senso, ma comunque ci divertivamo tantissimo. Terminata l’Atletica ho continuato a fare pesi, e molto molto tardi, nel 2004, scoprii che questi pesi erano una vera e propria specialità, il Powerlifting. Ho conosciuto le persone dell’ambiente, ho fatto qualche gara, ho letteralmente studiato il Powerlifting e… boh… eccoci qua.

DA : Sono molti anni che sei in questo campo, ed hai visto tutte l’evoluzioni, le mode ed i corsi e ricorsi storici che ci sono stati in questo ambiente. Qual è la tua visione del mondo del fitness (e tutti gli annessi e connessi)attuale e come è cambiata negli anni ? Cosa cambieresti nel settore, e cosa invece consideri giusto ed efficiente?

PE : Eh si, sono molti anni che sono a scrivere su Internet, 12. E 12 anni in questo mondo virtuale è come se fossero 30 nel mondo pre-virtuale perché la velocità del mezzo Internet è abnormemente elevata. Il mondo del Fitness ha un enorme pregio: è veloce nel cambiare, reattivo, frizzante. Confrontato con gli ambienti sportivi, dove regna la “tradizione” e il “si fa così perché si è sempre fatto così” con un grado di stagnazione elevato, nel Fitness tutto è molto più rapido.

Ovviamente è anche un difetto perché si porta dietro mode e idiozie momentanee, però operare dei cambiamenti è molto più interessante rispetto ad ambienti dove devi dimostrare millemila volte che si può fare meglio.

Il problema di oggi è il surplus informativo, il letterale bombardamento di informazioni, il loro confluire verso un pubblico di massa che non ha poi le capacità di assimilarle e spessissimo non vuole nemmeno fare lo sforzo di capire veramente. Ovvio, ci sono tantissime fonti ottime e tantissime persone che vogliono apprendere, però sono e saranno sempre una minoranza.

Per farti un esempio: nel 1996 bastava dire “fosfocreatina” e tutti “ohhhhh ma quello è un esperto”, oppure “fibre veloci” e tutti “ohhhhh ma quante ne sa quello lì”. Non si sapeva un cazzo. Tutti non sapevano un cazzo, era difficile ottenere le info, pochi ci riuscivano e quei pochi le volevano capire. Oggi se scrivi “fosfocreatina” ottieni tutte le pubblicazioni del mondo che parlano di questa roba, pochi possono districarsi e pochi vogliono capire, come nel 1996. Però esiste tutto un pubblico che crede di aver capito, che digerisce informazioni di altri, che filtra, che si fa un modello senza avere le basi necessarie per capire quelle info.

È tutto normale, ma non aumenta la conoscenza media, è una forma di ignoranza differente da quella del 1996 ma comunque sempre di ignoranza si tratta: allora si ignoravano le informazioni, oggi se ne ignora il significato. Con la falsa percezione di sapere di più.

Tieni conto che c’è un altro fenomeno interessante nel mondo del Fitness, che c’è sempre stato ma che oggi è determinante sempre di più: non esiste un vero “risultato”, un parametro numerico con cui confrontarsi.

Ti faccio un classico esempio. Anni fa quando vennero fuori le maltodestrine, i ciclisti del mio paese iniziarono a prenderle. Nessuno sapeva un cazzo di nulla delle maltodestrine, cosa erano, come erano composte e così via, solo che a prenderle andavano di più. Perciò: maltodestrine, ok, qualunque cosa fossero. Altri integratori no, non funzionavano, soldi buttati. Cioè: io mi confronto con un risultato, e scelgo metodi, prodotti, soluzioni per l’allenamento.

Nel fitness con cosa ti confronti? Con NULLA. Con il classico “sono migliorato”, “mi vedo meglio”, “sono più definito”, “mi sento meglio”, “mi sono impegnato”. Per questo motivo chiunque fa 80-100 di panca elabora una sua teoria di allenamento, un suo modo di fare l’esercizio, si sente un fottuto esperto quando 100 di panca ci si arriva in almeno 40 modi, mentre a 150 è tutto un altro film. Analogamente nel dimagrimento, dove chiunque dimagrisce di 10 kg diventa esperto di nutrizione, ma magari ha semplicemente smesso di mangiare.

Tutte queste condizioni hanno portato a fenomeni tipici, che si vedono continuamente, e che io tento sempre di catalogare.

Uno è l’effetto “zero virgola una caccola”, cioè: vero, ci sono informazioni scientifiche su questo, ma quanto contano nella pratica sul totale di quello che puoi fare? Tipicamente, lo zero virgola una caccola, e lo zero virgola di una caccola è sempre una caccola.

Ti faccio un esempio. Prendiamo il curl con manubrio per i bicipiti, uno degli esercizi più scemi nel campo del movimento, un fottutissimo monoarticolare ad un braccio dove l’avambraccio ruota intorno al gomito per flettersi sul braccio. Cosa minchia c’è da capire in un movimento del genere? Infatti in letteratura è studiatissimo perché è facilissimo replicare le condizioni sperimentali, cazzo basta prendere uno e bloccagli un gomito e quello replicherà esattamente il movimento anche se è appena uscito dalla sala di rianimazione, a differenza di uno squat dove il campione di riferimento conta…

Ora, sul curl abbiamo tonnellate di studi: a quali angoli si attivano più o meno certi muscoli, dove è il picco del carico esterno, interno, se supini la mano cosa succede, se sei inclinato con il tronco, se muovi la spalla, se scureggi mentre fletti il braccio. Non solo: studi sull’ipertrofia regionale, sulle fasce di connettivo, sull’effetto sui tendini e così via.

Ma nella pratica, come si allenano i bicipiti? Tipicamente si fanno 2-3 esercizi da angolazioni differenti, come si faceva nel 1980. Perché nel 1980, ma anche nel 1920, i grossi erano i soliti e si allenavano al solito modo, cioè tutte queste nuove conoscenze ben vengano per fornirci modi più ottimali di allenarci, ma alla fine allenare il brachiale secondo i dettami di quel dato studio che dice che c’è una ipertrofia regionale se stai inclinato con il busco a 23,5° conta uno zero virgola una caccola sul totale ed è solo una perdita di tempo.

Se tu cioè metti in fila tutti i dettami scientifici che vengono da questi studi… non ti alleni. O ci metti 6 ore ad allenamento o scopri che hai info che vanno in conflitto. E perdi di vista un punto fondamentale: allenarti. Alla fine quelli che hanno le braccia grosse si allenano e basta eh eh eh

Questo non vuol dire che le info non siano importanti, oggi sappiamo davvero come fare a diventare grossi e forti e quali siano i 5-6 punti chiave, solo che di fatto abbiamo razionalizzato un modo di allenarsi che è sempre esistito, perché la Cultura Fisica è centenaria e con un trial & error centenario su milioni di individui, per tradizione orale sono state selezionate tecniche di allenamento che la Ricerca oggi ha di fatto confermato. Poi abbiamo tutto il ciarpame scientifico, il rumore di fondo, il ronzio dato dalle info di troppo. Però oggi chi sa selezionare le info si allena meglio di prima.

Attenzioni maniacali a finestre anaboliche, timing dei nutrienti, catabolismo notturno, iperplasia, rottura della fascia, ritmi circadiani o circannuali e così via sono propri di chi non sa dare alle cose il giusto peso. Prendi la finestra anabolica o addirittura l’integrazione durante l’allenamento: cosa può contare i 15’ di beverone prima o dopo un tal esercizio se tu vuoi innescare processi che hanno una durata di giorni? Ci si scorda che il corpo umano ha come scopo la sopravvivenza, possibile che per la sua sopravvivenza faccia la differenza 15’ prima o dopo una tal cosa? Ci saremmo estinti…

C’è poi un effetto a cui si dà una importanza relativa quando invece è determinante: si pensa che il successo sia dovuto al particolare che conta lo zero virgola una caccola quando dipende da tutt’altro. Prendi il classico tizio che compra valanghe di integratori e li prende nella finestra anabolica e diventa dopo 3 mesi più forte/grosso/bello/lampadato/depilato/tromba di più. Attribuirà tutto questo alla fottuta finestra anabolica, che ha aperto al momento opportuno. In realtà se vai a vedere, tipicamente chi fa così ha, sull’ondata dell’entusiasmo, fatto molti altri cambiamenti: magari si è allenato se non meglio, con più regolarità, poi ha corretto errori alimentari, poi ha cambiato palestra e così via, E POI ha preso le polverine nella finestra anabolica. Difficile perciò dire cosa l’ha fatto migliorare, solo che lui dirà che è la finestra anabolica, lo zero virgola una caccola portato a sistema di successo.

Un altro effetto importante dei giorni nostri è la “medicalizzazione del Fitness”: abbiamo sempre più schiere di persone che sono tecnici dell’allenamento e che non si sono mai allenate. Negli anni ’80 c’era l’aerobica e c’erano i pesi. Come sempre, non si sapeva un cazzo ma si picchiava duro. Poi i pesi sono diventati di massa e c’è stata una diversificazione dei prodotti. È nato il fitness, il wellness, “si ma io voglio stare bene e non voglio essere grosso”, il benessere cardiovascolare, tutte le forme di ginnastica e così via.

Si passa da quello che deve fare riabilitazione della cuffia al bodybuilder hardcore quando prima c’erano solo i secondi e tutti quelli che volevano imitarli. Va benissimo. Però c’è un sottoprodotto di questo: schiere di gente che allena, che fa PT, che segue persone e che a loro volta non sanno fare un cazzo perché si rivolgono a persone che manco gli frega di muoversi.

Oggi fare due colpi di panca è diventato troppo scientifico: posture, squilibri, compensi… è vero che l’esercizio è una medicina perché diventiamo sedentari, ma questi c’erano anche 30 anni fa e come facevano? Entravano in palestra e pompavano. Oggi no: anamnesi, tuuuuuutta la storia delle malattie, test per verificare gli squilibri, cazzo ma uno mica è malato, altrimenti va all’ospedale.

E’ il problema che si ha quando nel settore entra gente che non sa fare un cazzo ma sa tanta teoria. Rivende questa. E va benissimo. Solo che si ha sempre più la percezione che il corpo umano sia fragile, quando non lo è. Certo, ci vuole gradualità. Però se sei graduale alla fine il carico metticelo eh… e non succede nulla se la spina si rettileinizza un pochinino nella buca dello squat perché alla fine tutti lo fanno e prima nessuno tirava fuori forze di taglio, ernie e così via. Oggi il personal trainer si picca di fare il medico quando non lo è.

Anche perché a studiare davvero si capisce che la stabilità spinale è ben altro che mantenere le curve della spina, solo che il livello di complessità è notevole.

Perciò oggi si assiste ad una vera e propria medicalizzazione del Fitness come offerta di qualità, io sono competente se sembro un medico, quando non è così e la dimostrazione si ha per il semplice fatto che gente che non sa un cazzo semplicemente con l’impegno, la costanza e il classico prova e riprova ottiene risultati spettacolari senza essere seguita da nessuno, sia come muscolarità che come dimagrimento. Di sicuro nessuno con la buona volontà e il prova e riprova si sostituisce una testa del femore o si cura un sovraspinato rotto, perché queste sono cose da dottori e il Fitness non è roba da dottori, è roba per altre figure professionali.

E basta con una rincorsa ad una professionalità che non c’è… sembra che per far fare cose a maggiorenni decentemente sani (da definire “sano”, ma alla fine si fa eh…) ci debba essere chissà quale competenza assurda. Spesso basta il buon senso.

Anche qui ti faccio un esempio. Lessi per l’esame di Medicina dello Sport le linee guida per allenare una persona diabetica: nulla di che, gradualità bla bla bla. Mi colpì il fatto che c’era scritto che inizialmente per l’allenamento cardio non si sarebbe dovuti salire sopra il 70% del VO2Max. Ora, come lo misuro il VO2Max di un diabetico che mi viene in palestra? Lo metto sul cicloergometro con il boccaglio in bocca? Solo così posso calcolare il VO2Max e farci il 70%...

Perciò quella linea guida era una stronzata. Semplicemente si prende la formuletta 220-età e si fa una %, che è una stima indiretta del VO2Max, che non è un dato preciso, che equivale a prendere il diabetico e dirgli “vai avanti fino a che non hai il fiatone”, poi “come stai, tutto bene? Aumentiamo un pochinino? Si, no, la prossima volta ok?”

Cioè se uno ha il diabete e non ha sintomi, ed è sedentario, è una merda come tutti i sedentari e lo alleni come tutte le merde sedentarie, facendolo risalire dal livello merda in cui è indipendentemente dal diabete, con un minimo, minimo, minimo di buon senso. Se poi è uno diabetico che fa 200 di squat… te lo insegna lui come allenare un diabetico perché si è informato.

In altre parole, tutto questo fitness medico è esageratamente medico, anche perché un diabetico che sta male va dal dottore e in palestra non ci va… con buona pace dei Pittì Medici.

La medicalizzazione del fitness è un vero problema.

DA : Quali sono stati secondo te i progetti, sistemi, mezzi che hanno segnato e cambiato di più questo mondo?

PE : Sinceramente, inizio ad essere troppo vecchio e a rimanere ancorato al passato, come tutti i vecchi che rincoglioniscono. Prima c’erano pochi punti fermi, oggi si moltiplicano ma perdono di importanza. Arnold è stato colui che ha sdoganato il culturismo ed il mondo delle palestre, dopo non riesco a vedere fenomeni di questa portata.

In generale, Internet ha portato la conoscenza a tutti, e questa è stata la novità più assurda degli ultimi anni. Nel 2005 caricavo i video su un file server per farli vedere agli altri, arrivò Google Video con la realizzazione di qualcosa di impossibile: lo streaming video in tempo reale. Si parla di pochissimi minuti fa, eppure sembra una vita fa. I forum e poi i social hanno permesso a tutti di avvicinarsi, di conoscersi, di conoscere cose nuove. Questa è la vera novità, nel bene e nel male.

Non c’entra nulla, ma ti posso dire cosa io ho preso di tutto questo: il modello di Google di condivisione delle conoscenze. Io ho sempre messo tutto quello che sapevo a disposizione, con il mio blog. Ci ho sempre perso un tempo enorme per confezionare i disegni e le spiegazioni. Molti non hanno mai capito il motivo, che è lo stesso per cui Google mise a disposizione le cartografie con il Maps o anche un intero sistema operativo come Android.

Se la conoscenza vale, diffonderla la rende più forte. I miei omini blu sono uno standard, la panca con adduzione delle scapole è oramai consolidata, certi schemi di allenamento nessuno sa che li ho tirati fuori io. Lo so, sembro presuntuoso però è andata così. Se pensi di sapere delle cose valide, diffondile. Ti tornano indietro anche indirettamente come occasioni ed opportunità di lavoro, se vuoi.

Mi hanno chiamato a scrivere su riviste, a fare corsi e convegni, eppure tutto quello che dico in questi posti è disponibile gratuitamente. Vero, le mie idee sono copiate, magari, ma meglio copiate e note che tenute segrete. Questo è un cambiamento epocale: prima l’esperto era il detentore della conoscenza, la teneva per se ed era esperto perché gli altri non avevano accesso a quella conoscenza, oggi che la conoscenza è di tutti l’esperto è quello che conosce ma anche riesce a dare una sua interpretazione coerente di questa conoscenza… e la diffonde.

Eh si, a rileggerlo sembro un presuntuoso, però alla fine una piccola parte di certi cambiamenti me la prendo io, perché non dovrei…

DA : Recentemente hai preso la laurea in Scienze Motorie ed hai potuto aprire a pieno titolo il tuo centro fitness, ci racconti la tua esperienza prima con l’università e poi con l’apertura della palestra? E’ andato tutto come ti aspettavi o hai cambiato idee e progetti durante il percorso?

PE : Ho colto il pretesto dell’apertura della palestra per prendere un titolo che mi sarebbe sempre piaciuto avere, fin dalla prima laurea. Solo che l’ISEF prevedeva una frequenza obbligatoria e ho dovuto aspettare fino al 2010 perché aprissero la telematica.

Ho appreso materie nuove e bellissime, razionalizzato dei concetti, scoperto argomenti di cui ignoravo l’esistenza, ho studiato Anatomia, Fisiologia, Medicina dello Sport, Farmacologia, ho capito i pregi ed i difetti di Scienze Motorie e ho capito che idee che avevo fin da piccolo sull’allenamento erano, sì, valide.

Perché l’Allenamento è di fatto una organizzazione del lavoro per arrivare ad uno scopo. E le idee che avevo per organizzare l’allenamento si sono dimostrate valide perché in linea con quanto ho proprio studiato.

La palestra sta andando benino, non abbiamo fatto l’errore di puntare sui “pesi” ma facciamo un po’ di tutto per prendere quel piccolo bacino di clientela che è la nostra zona. Non è una azienda, ma organizzata come una famiglia, alla fine. E va bene così.

Anche qui, il contatto con il pubblico mi ha fatto capire che certe idee erano valide, altre meno, e dopo 3 mesi che frequenti una sala pesi hai ben chiaro come funzionano certe dinamiche, chi ottiene e chi no. Questo è un aspetto che il giovane laureando in Scienze Motorie si rifiuta di capire: la pratica ha valore, e se all’università non la fai te la devi fare per conto tuo.

Sul campo è palese che i risultati si ottengono sì con la conoscenza e l’applicazione di metodologie corrette, ma essenzialmente si ottengono con la costanza. Chi ottiene in palestra da noi viene 2 volte a settimana, ma viene SEMPRE. Inutile stare a fare gli scienziati del movimento con persone che si vedono una volta ogni due settimane, per quelle il programma deve consistere in qualcosa che non le scassi durante la lezione. Ma questo lo capisci solo quando le fai le cose.

Io lo sapevo già, però la conferma data dal lavoro è stata interessante.

Per questo chi vuole affrontare il lavoro di “esperto del movimento” deve farsela una gavetta, e prima se la fa meglio è, tanto poi se la farà per forza lo stesso, dopo, quando non è il momento.

DA : Se avessi una macchina del tempo e potresti parlare e dare consigli al Giovane Paolo che ha appena finito la scuola superiore, cosa gli diresti? Cambiaresti delle scelte che hai fatto nella tua vita in ottica formazione, percorso di studi, carriera sportiva, allenamenti, progetti?

PE : No, rifarei le stesse cose. Io ho una forma mentale da ingegnere, cioè sono schematico, rigido, organizzato, forse anche maniaco del controllo. E ingegneria è stata la scuola per me. La rifarei sempre e comunque.

Posso consigliare però un percorso alternativo per chi è meno rigido e più furbo: a 20 anni uno si iscrive a Scienze Motorie, la fa in 3 anni con 110 e lode perché questo è lo scopo, poi si iscrive alla Magistrale Telematica per accedere alla specializzazione in Nutrizione e poi sostiene l’esame da Biologo classe A (mi sembra, mi ero informato a suo tempo) per poi fare l’esame di stato per diventare nutrizionista. Un mio amico sta facendo così.

Poi fa altri 3 anni di Fisioterapia. Alla fine chi farà così sarà una figura professionale da paura. Nel frattempo si è fatto una gavetta in sala pesi, lavorando come uno schiavo a 3 euro l’ora al nero, si sarà aperto un suo buco che chiamerà “centro” e avrà fottuto un po’ di clienti nei vari posti dove è andato. Poi da cosa nascerà cosa, perché uno che fa così di sicuro il ditino dal culo sa toglierselo e le opportunità le coglierà tutte.

Io, almeno, farei così. Dai 20 ai 28 anni, lavorando. È che si devono avere le idee molto chiare e perseguirle con decisione. Poi se uno non lo fa… pace eh… però io tanto lo so che alla fine la Laurea in Fisioterapia me la prendo, fosse anche a 3 anni dalla mia morte ma morirò fisioterapista.

DA : Allargando il discorso, ad un ragazzo giovane che sogna di lavorare in questo settore, che sia personal trainer,direttore di una palestra, preparatore atletico di sport di squadra o altro, che percorso consiglieresti?

PE : Azz… ti ho risposto prima. Ribadisco: la Laurea sta diventando un titolo imprescindibile. Chi lo nega lo fa semplicemente perché non ce l’ha. Però la Laurea è semplicemente lo step zero. La Laurea a me ha aperto la mente, però non è che lavoro con quella. Solo che, davvero, è un titolo prestigioso e un insieme di conoscenze che rendono molto più sicuri.

Il problema è che sempre di più avremo laureati in SM e questo fa si che nella massa ci sia una grossa fetta di gente che davvero non sa un cazzo di movimento, che non lo ama, che non sa muoversi.

Mi criticano che faccio i confronti con Ingegneria, i soliti paranoici che appena nomini questo corso di laurea si sentono piccati come se non avessero studiato un cazzo… Ecco, la vera differenza fra Ingegneria e Scienze Motorie è che per essere Ingegnere non occorre di fatto amare le materie che studi, anche se aiuta tantissimo, ma per fare Scienze Motorie devi amare il movimento, il corpo umano, e come puoi amarlo se non sei capace di muoverti?

Scienze Motorie pecca nella parte pratica. Ok. Ma cazzo… chissenefrega! Muoviti da te! Dovrebbero fare un corso di panca o di squat? Ma è impossibile! Se ami i pesi, sei uno che fa i pesi, se ami il nuoto, sei uno che fa il nuoto e studi il corpo umano nel movimento. C’è gente a Scienze Motorie che sembrano dei bambini vecchi, curvi, gobbi, ma dai… e su…

Perciò ad un ragazzo che ama lo sport, il movimento, il mio consiglio è di laurearsi in Scienze Motorie, però di non sedersi sul foglio di carta, ma di imparare a fare qualcosa. Poi di fare corsi specifici.

Ma prima di tutto si dovrebbe chiedere: “cosa voglio fare nella vita, cosa mi piace così tanto che io cazzo lo voglio tanto da morirci sopra?”.

DA : Attualmente collabori con Andrea Biasci ed il Project Invictus attraverso i vari libri in programma di prossima uscita e quelli in progettazione, hai una tua corsistica che cresce giorno per giorno e il tuo libro DCSS è un punto di riferimento nel settore. Ci puoi parlare di questi progetti, di come sono nati ed in che modo vuoi farli evolvere ?

PE : I progetti nascono da delle idee che voglio portare avanti. DCSS è nato perché avevo qualcosa da dire sulla tecnica e la biomeccanica degli esercizi e io sono fatto così: se mi metto una cosa in testa, devo farla. Oppure scoppiarci sopra. Devo dire che non è facile stare accanto ad uno come me, davvero…

Poi mi sono voluto mettere alla prova con i corsi, dove sono maniacale perché secondo me la didattica passa anche per delle presentazioni chiare e con dei supporti, vedi il libro del corso, fatti bene. E anche qui c’è bisogno di tempo.

Il Project Invictus è una bellissima realtà, Andrea Biasci è un mio carissimo amico ed è una delle pochissime persone che condivide con me una visione delle cose in cui i progetti non sono mordi&fuggi ma negli anni a venire.

In più io ho bisogno per lavorare di persone di cui mi posso fidare ciecamente, e di Andrea mi fido completamente. Non sopporto, invece, di lavorare con persone che non sai quello che dici come lo usano, come parlano di te, come si comportano quando non ci sei. Per me la fiducia c’è o non c’è. Però se c’è è totale e se non c’è ti cancello totalmente.

Ho partecipato a Project Nutrition con l’impaginazione e a Project Strength anche con la grafica. Nel 2017 faremo uscire Project Exercises che penso sarà un doppio volume, dove ci saranno foto di altissima qualità e una grafica ancora più importante

E poi ci sarà il mio libro. Non so quando ma io ho da dire delle cose sull’allenamento, non solo sugli esercizi. Ecco. Per i prossimi 2 anni sono a posto!

DA : Tutte le persone competente e appassionate vogliono lasciare un segno, un valore, nell’ambiente in cui operano e che amano. La tua “mission” in questo ambiente qual è? Cosa speri di lasciare come tuo trademark in questo ambiente?

PE : Ecco, su questo non ti so rispondere. Mi piacerebbe che la mia visione di questo mondo fosse apprezzata, un approccio un minimo scientifico nel senso di quantitativo, di misurabile, ma alla fine non ci tengo particolarmente a essere ricordato come chissà che cosa, anche perché per essere ricordati si deve prima morire…

Di una cosa sono molto orgoglioso: quando mi scrivono per dirmi “mi sono iscritto a Scienze Motorie perché lo hai fatto tu” o “ho ripreso a studiare perché ho letto di te”. Ecco, queste sono cose che mi gratificano tantissimo. Perché studiare, capire, voler approfondire, migliorare, crescere è ciò che ci permette di evolvere, di raggiungere nuovi risultati, di avere occasioni.

Questo, sì, è ciò che voglio rimanga.

DA : In italia “si dice” che esiste solo il calcio, che l’allenamento in generale, lo sport, e la scienza dietro di essi siano qualcosa di “poco serio” o almeno nell’immaginario collettivo di molte persone fuori dall’ambiente è così. All’estero sembra essere tutt’altro discorso, a partire dalle formazioni teoriche e pratiche delle università nei settori correlati alla Sport Science, fino ad arrivare alla preparazione atletica delle squadre, passando per “l’educazione fisica” nella scuole viene trattata con molta più professionalità, importanza e approccio scientifico. Hai una tua idea su tutto ciò? Secondo te sono false dicerie e luoghi comuni, oppure è tutto vero?

PE : Su questo non ho una risposta. All’estero non per forza è tutto meglio. Il problema è che in Italia non esiste di fatto una cultura sportiva, si parla di valori dello sport ma poi lo sport non è praticato, cioè 2 ore a settimana a scuola che cosa sono… ma non è così da adesso, ma almeno dal 1980 quando io ho fatto le Superiori. Ora, con franchezza, erano 2 ore dove ognuno faceva i cazzi suoi, ed è anche adesso così. Paradossalmente dobbiamo tornare ai Balilla per avere un riconoscimento dell’Educazione Fisica.

Negli altri paesi non so come sia, però il tasso di obesità non è che sia proprio vicino allo zero nel resto dell’Europa e tutti gli obesi sono emigrati da noi, no? Perciò…

È certamente vero che in Italia la Scienza dello Sport non sia cagata manco di pezza, ma perché in Italia ha sempre prevalso lo studio delle materie Umanistiche, dal ’20 in poi. La Scienza è fredda, i numeri, non come la Poesia bla bla bla. Figuriamoci la Scienza dello Sport: roba astrusa, la Scienza, per giocare, lo Sport.

DA : Ed eventualmente, se ne avessi il potere come agiresti per modificare e migliorare la realtà italiana?

PE : Non lo so. Ma, anzi, aggiungo che sono solo discorsi da Bar, come la violenza negli stadi, la legalizzazione della marjiuana, la riapertura delle case chiuse, argomenti che sento da quando ero piccolo eh eh eh

Io poi sono un forte individualista. Cioè: l’ambiente è quello che è, inutile voler lottare per cambiarlo. O, meglio, a me non interessa fare il politico (in senso buono del termine, cioè qualcuno che si adopera per il cambiamento a beneficio di tutti), io mi concentro sul mio perimetro. Lotto per il cambiamento mio e dei miei cari, non aspetto che cambi il mondo. Sicuramente non è il migliore degli approcci, ma… che ci posso fare.

DA : Concludo chiedendoti : hai un particolare approccio, filosofia di vita, modus operandi, che ti fa agire come fai ed eventualmente lo consiglieresti in generale per la vita e non solo l’ambiete sport e fitness ai giovani d’oggi?

PE : Boh… vediamo… Un mio approccio è: non essere quello che non sei. Però devi sapere come sei. Devi conoscere i tuoi pregi e i tuoi difetti, cercare di cambiare i difetti ma se proprio non ce la fai, non ti incasinare in cose che tanto non puoi portare avanti.

Per dire, io sono uno timido, introverso, mi piacciono maniacalmente 5 cose. Inutile che voglia fare lo splendido in una conversazione, che tanto non mi riesce. Mi piace ascoltare le persone, se non ho niente da dire. Non sono uno particolarmente brillante dal vivo… però chissenefrega. Mi prendono così e non voglio cambiare.

Perciò, cercate di essere coscienti di quello che siete.

Poi, avere degli obbiettivi nella vita, e lottare per raggiungerli. Io non mi voglio voltare indietro fra 20 anni ed avere rimpianti di non averci provato. Non è nemmeno importante raggiungere certi risultati, è importante provarci. Ma per provarci, si deve sapere cosa si vuole. Qui, ora, con le migliori informazioni, prendi una direzione per il tuo futuro, scegli al meglio per te, adesso. Poi vacci, in quella direzione. Magari tra un po’ ti accorgerai che ti sei sbagliato, e prenderai una nuova decisione.

Un piccolo raccontino. Ho sulla spalla destra tatuata la stella della magia nera, le 5 punte rovesciate. La feci a 22 anni. Ci misi 6 mesi per scegliere il disegno, lo disegnai io con Illustrator, fu una scelta ponderata ma difficile. Poi… poi in 3 giorni avevo il tatuaggio. E nei primi anni ’90 non c’era internet, solo il telefono. Ma mi ricordai di uno che aveva un amico che mi dette il numero di un altro che andati a casa sua in garage e mi fece il tatuaggio con l’inchiostro di china.

Cioè: 6 mesi per decidere, poi presa la decisione si tratta di concretizzarla, ma se si sa cosa si vuole, con precisione, ci si riesce ad arrivare in fondo. Oggi i tatuaggi se li fanno tutti. Uno ha il bisogno impellente (e lo so come è…) di avere qualcosa che lo contraddistingua, va da un tatuatore e sceglie su un catalogo. Tutti i disegni sono bellissimi per chi non sa disegnare o per chi non li ha mai visti, perciò il tatuaggio scelto è sicuramente bellissimo, ma è quello che uno davvero vorrebbe? E se ci avesse perso più tempo? Magari mesi a guardare e riguardare e a provare e disegnare? Ecco. Scegliere bene.

Il problema è la superficialità. Che oggi non è sbagliare a decidere, è non decidere, è farsi trascinare dalla corrente per ritrovarsi dove non si vuole essere. O farsi un tatuaggio dozzinale, l’infinito, le ali tribali, la rosa tribale. Decisioni superficiali che rimangono a vita. Ma, ciccio, questa è la jungla di oggi. La jungla delle scelte, sbagliate. E nella jungla si muore se scegli male. Tutto qui.

Ora, pensate mia figlia che palle si deve fare con un genitore così… che ve le siete fatte anche voi due palle per 30’ di lettura e lei mi ha 24/24h 7/7d lì a stressarla ah ah ah.

 

 

Ah… prima di chiudere, nella più classica delle richieste viscide, posso pubblicizzare il mio corso?

DA : Certo ed anzi spero di vederti in campania nei prossimi tempi!

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