università

Quella che segue è una riflessione personale su (alcune) realtà del percorso universitario e cosa questo voglia dire un per un giovane che sta progettando il suo futuro in italia in questi anni.

Ad una lezione all'università...

Ultimo anno della triennale,  una delle Professoresse pilastro del corso di laurea ha detto :

"Ragazzi sappiate che solo il 10% degli studenti della triennale finisce in corso, e solo il 30% di quelli della magistrale il resto vanno tutti fuori corso."

Segue sondaggio per alzata di mano su chi è in corso in aula e su  un centinaio di persone quelli in corso in aula risultano non più di una quindicina.

Io di sicuro non sono uno studente modello e solo per colpa mia, ho oggettivamente e deliberatamente messo molto meno impegno di quanto dovevo e potevo nello studio universitario perchè distratto da tante altre passioni, prima fra tutte l'allenamento e alimentazione e tutto ciò che ne deriva su cui ho studiato e studio tantissimo comprando e studiando testi universitari di altre facoltà praticamente;

perchè mi fa perdere motivazione il modo in cui vanno studiati molti esami : "per passare l'esame" e non "per sapere le cose" (tipo il fatto  ormai  si studia principalmente su sbobbinature, slides e appunti più che sui libri di testo).

Il corso di studi di Biologia è sicuramente abbastanza difficile (3 esami di chimica enormi non li auguro neanche al mio peggior nemico) ma ad essere onesti la maggior parte degli studenti universitari anche di altre facoltà che conosco finisce fuori corso chi di poco chi di tanto.

Sicuramente la generazione attuale non ha "gli occhi della tigre" di quella precedente, il fatto che la laurea in italia non dia poi tutte queste garanzie può togliere stimoli, il benessere medio è aumentato così come le distrazioni e le comodità.

Non metto in dubbio che la colpa è primariamente degli studenti che potrebbero e dovrebbero fare di più.

Ma possibile che la maggioranza degli studenti universitari attuali sia tutta svogliata, sfaticata, indolente?

Non è che forse un pochino il sistema è strutturato male?

Tra programmi di studio approssimativi con molti esami ripetuti, altri importanti a cui non viene data importanza, materie più marginali messe a sbarramento e materie fondamentali alla visione d'insieme omesse, l'aspetto pratico spesso totalmente dimenticato, un'impostazione di "cultura generale" ultra esasperata dove magari dopo anni di studi oggettivamente "sai un pò di tutto ma non sai fare niente di particolare" e dal punto di vista lavorativo ha poco da spenderti se non il titolo, il sistema di divisione 3+2 in cui spesso i primi tre anni sono totalmente incompleti e praticamente inutili da soli e gli altri due sono esageratamente ripetitivi...

Molto spesso poi, ciò porta a studiare "per passare l'esame costi quel che costi" più che per "capire ed essere padroni dei concetti e della materia" cosa che finisce per promuovere uno studio frammentario e mnemonico che porta a non avere una visione completa e di insieme delle materie ma solo delle nozioni sparse un pò a caso.

Spesso il voto più alto è di chi ha seguito al primo banco tutto il corso, ha imparato bene tutte le cose a memoria, è andato a ricevimento dal prof nello studio... magari sa tutti i nomi degli enzimi di un ciclo biochimico a memoria ma non ha la visione d'insieme e non ha capito come e dove quel ciclo si inserisce nella complessità totale del sistema e perchè.

Un sistema in generale che tende a scoraggiare, ed a far perdere un sacco di tempo.

Per chi si impegna al massimo, se ne frega di tutto e va avanti per la sua strada tutto ciò sicuramente non è un problema, fa quello che va fatto e finisce il proprio percorso prendendosi i titoli che voleva.

La mentalità del "prendiamoci il pezzo di carta, poi le cose che mi interessano me le faccio per cazzi miei" : perfetta per ammazzare gli stimoli.

Il risultato è che spesso vanno avanti non i più appassionati, non i più dotati ma semplicemente i più RESILENTI... coloro che si abbracciano la croce e studiano non le materie ma ciò che serve a passare gli esami e che i professori vogliono sentirsi dire.

Risultato? Il livello di formazione dei laureati alla fine sarà come una lotteria : ci sarà quello brillante che ha approfondito personalmente studiando, comprando libri, seguendo corsi e seminari le materie che gli interessavano e che probabilmente saranno il cuore del suo lavoro. E poi ci saranno quelli che sono riusciti  a prendersi “il pezzo di carta” ma che hanno solo qualche nozione diffusa e confusa in testa ma con la supponenza di quello che si è laureato... e saranno quelli che faranno poi danni.

 

Io, speriamo che me la cavo.

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